Riflessioni su musica, d.i.y. e cultura copyleft aggiornate con estrema lentezza (un post all'anno se va bene) - our webzine is italian only, sorry :(

23 marzo 2021

Da tanto tempo ormai queste pagine restano in silenzio. Da quando iniziammo a muovere i primi passi agli albori del 2000 sono cambiate tantissime cose, tra cui la verticalizzazione totale di internet verso lo strapotere delle grandi piattaforme e il distanziamento pandemico ad libitum. Per noi che avevamo fondato la nostra ragione d'essere sullo spirito egualitario, libertario e orizzontale dell'internet delle origini e sulla socialità dal vivo è stato un colpo troppo duro, tanto che ci ha costretto a tornare appunto sottoterra. Eppure, questo vivere nascosti, come in letargo, ci permette di sopravvivere anche più di tanti che nella lotta per l'affermazione in questo mondo così competitivo hanno avuto successo per poi soccombere a loro volta. Noi invece resistiamo ed esistiamo, e anzi ci piacerebbe riprendere, senza pretese, a dare segnali più o meno regolari, perché questo spazio era stato concepito e vuole restare, nonostante lo spirito dei tempi, un luogo di incontro per musicisti, pensatori e più in generale persone libere. Che siamo in quattro gatti o in centinaia non importa: l'importante è esistere, andare in letargo, ma poi riemergere e resistere nonostante tutto perché immaginarci diversi da tutto questo, per noi, è possibile.

17 giugno 2013

Monsieur Malaussène: On a lake (2012)

Questa breve recensione è insieme un augurio per me di riprendere quanto prima e con una certa regolarità a scrivere di musica su questo webzine. La recensione in questione si riferisce a On a lake, ep dei romani Monsieur Malaussène, autoprodotto e uscito alla fine dello scorso anno. La band, che prende il nome dal protagonista di un ciclo di romanzi di Daniel Pennac, è composta da Daniele Bifulco (voce, chitarra acustica, armonica) e 
Matteo Mirk (basso, chitarra elettrica, ukulele, diamonica, glockenspiel, seconda voce) ed è dedita a un cantautorato folk in inglese molto intimo e delicato, a cui assocerei come ispirazione i nomi di Nick Drake, Neil Young e Leonard Cohen. On a lake, la cui copertina si presenta come un quadretto paesaggistico prettamente italico, è un ep dallo storytelling raffinato e dai suoni acustici e delicati. L'impianto del songwriting, così come gli arrangiamenti (in cui figurano anche piano, archi e batteria), si inseriscono nel solco del folk country e blues più tradizionale, ma l'ascolto, specie se ci predispone al mood più raccolto e attento alle parole possibile, scorre piacevolissimo: sette brani di storie dolci-amare, assolutamente fedeli allo spirito dei romanzi de loro eroe eponimo, raccontate da una prospettiva intima e privata, anche quando il punto di vista è quello di qualcuno molto importante (vedi l'umanissimo appello di Jesus: a frightened heart ai propri genitori). La cosa più bella di questa piccola raccolta è la serenità comunicativa che resta nelle orecchie dell'ascoltatore: nonostante la malinconia, dipinta come un edificio costruito di quotidiane pietre amare, tutte le canzoni sono un inno alla vita e al voler esserci nonostante tutto (soprattutto Life, la canzone che preferisco). Tra tanti accordi e melodie in minore, ciò che prevale alla fine è un generale tono in maggiore che non può non far apprezzare questo piccolo disco. Rinnovando quindi anche per me l'augurio di ritrovare il piacere di scrivere in mezzo a tanti giorni faticosi, annuncio che SubTerra e Allimprovviso, a cui da più di due anni do il mio contributo, stanno preparando un live per pochi intimi dei nostri Malaussène: una piccola isola di serenità da passare insieme, si spera, oltre la grigia serialità quotidiana.

Monsieur Malaussène Bandcamp (dove ascoltare gratuitamente e acquistare il disco) 

11 marzo 2013

Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 stelle (parte 2 e vaffanculo)

Inutile stare qui a ricapitolare ciò che tutti sanno. In conclusione di questo post includiamo alcuni link sufficientemente acuti per riassumere una serie di spunti di riflessione partigiani (e fieri di esserlo, come noi del resto) su questo partito (perché di questo si tratta, a dispetto della sua "ideologia"). Il nostro contributo vuole esprimere il nostro punto di vista "umanistico" e criticare alcuni miti che hanno reso popolare questo "movimento" anche negli ambienti copyleft e più radicalmente di sinistra.

Verticalità vs Orizzontalità: il mito della democrazia diretta e della divinità di internet

Alla base della visione "rivoluzionaria" del Movimento 5 Stelle c'è il mito della democrazia digitale diretta e dell'intelligenza collettiva di internet. Il Movimento tradisce già in partenza la sua vocazione orizzontale, presentandosi come una struttura fortemente verticale e gerarchica, calata dall'alto da un'azienda che si occupa di e-commerce e marketing virale. La stessa natura commerciale delle forze a monte tradisce un reale spirito "rivoluzionario", presentandosi solo come un potere emergente contro i vecchi poteri, per quanto hipster voglia presentarsi. In sostanza, il Movimento non mette per nulla in discussione lo status quo, ma anzi è servito finora a proteggerlo, come ben argomentato da Wu Ming, canalizzando le energie e contribuendo ad impedire il formarsi nel nostro paese di movimenti fortemente "antiausterity". La sua concezione del web è assolutamente verticale: tutto dipende da un unico sito/blog e dalle piattaforme decise dall'azienda. Il mito dell'intelligenza collettiva di internet è falso, almeno posto in questi termini: nessuna piattaforma di massa sul web è un'entità realmente nata e gestita dal basso, ma rappresenta gruppi di potere economico con forti interessi nella gestione del flusso dei dati di milioni di utenti. Né Google, né Amazon, né Wikipedia, per quanto affascinanti, sono realtà neutre e al servizio disinteressato del "popolo". In questo, stiamo assistendo alla gerarchizzazione del web sul modello dei media tradizionali. Il web quindi almeno in teoria è orizzontale, ma il potere lo sta "centralizzando" sempre di più, concentrando i flussi verso pochissimi nodi. In questo, l'esperimento politico di Casaleggio non fa eccezione, ma è condannabile tanto più in quanto palesemente mistificatorio e indirizzato al potere diretto. Il copyleft può ovviamente servire a questo scopo, ed è con questo specchietto per le allodole che molti simpatizzanti dell'open source hanno vista una reale alternativa nel movimento di Casaleggio e del Comico urlatore. Vista con questi termini, la democrazia posta con i like di Facebook risulta essere non solo ingannatrice, ma addirittura dannosa, perché reca l'illusione di libertà proprio mentre accentra in modo impressionantemente autoritario. La nostra concezione sociale, anticapitalista ed orizzontale del web e del copyleft si dissocia nei termini più assoluti da quella espressa da questo movimento e dai suoi tecnofeticismi.

Il web e lo spirito critico: ovvero come demonizzare senza appello i media tradizionali e creare consenso con i banner sui social networks

Tra le armi che hanno portato alla ribalta questa realtà vi è una propaganda battente e mistificatrice che, attingendo a mezze verità, si è appoggiata su due cardini: la demonizzazione senza appello dei media tradizionali e la creazione di consenso e fidelizzazione assoluta e acritica al web. Questa strategia, unita ad una capacità grandiosa in termini di influencing marketing e manipolazione dell'informazione, ha portato gran parte dell'opinione pubblica a riversarsi su un unico canale di informazione, fatto credere come senza filtri, puro e veritiero. I banner virali terrorizzanti , circolanti sulle bacheche dei social networks, hanno fatto il resto. I temi sono stati semplificati al massimo, manipolati e selezionati in maniera fuorviante. Si è così potuto creare panico  e rabbia con notizie false, come quelle della rivolta nei supermercati in Grecia, ripetuta più volte da Grillo nelle ultime tappe della sua campagna elettorale. Insomma, nessun appello alla garanzia di libertà di informazione,  nessuna raccomandazione ad accedere ad una pluralità di fonti, nessun invito all’applicazione del senso critico: signore e signori, spegnete i cervelli ed attivate l’odio e il pensiero unico. Erano anni che non si assisteva ad una manipolazione delle menti e ad una strumentalizzazione della disperazione così spregiudicata.

Unico obiettivo: il potere

In tutto questo, ciò che risulta chiaramente è l’emergere di un nuovo potere in lotta contro i vecchi poteri. In mezzo, milioni di persone ignare, la cui buona volontà viene sfruttata ed usata come grimaldello per sfondare le barriere. Dal punto di vista umanistico, il grillismo non è altro quindi che l’ennesimo effetto del progressivo processo di decadenza culturale e degenerazione del tessuto sociale che l’Italia sta subendo da decenni. Il suo presentarsi come anti-ideologia, e il concetto che esistano ormai solo problemi ed idee “neutre” per risolverli, nasconde piuttosto una visione che è l’anticamera dell’autoritarismo. Nessuna idea è mai neutra. Ognuno di noi agisce nella realtà guidato da una visione di fondo che, se non è ideologia, rappresenta comunque una imprescindibile Weltanschauung, una filosofia, un modo di vedere le cose. L’unica differenza tra chi dichiara questa visione e chi no, è che il secondo la tace (per ignoranza, nel migliore dei casi, per fraudolenza, nel peggiore). Rigettiamo completamente quindi questo concetto, dichiarandolo aberrante.

Un'organizzazione settario-aziendale

Il dinamiso dell’organizzazione del movimento ne ha ampiamente decretato il successo e ha dato l’impressione, agli attivisti, di agire in una struttura dal basso realmente democratica. C’è sicuramente autonomia ai livelli inferiori della struttura, anche perché sono quelli che meno interessano al vertice. A livello più alto però, il movimento ha dato prova di severo  autoritarismo e di un dirigismo tirannico davvero imbarazzante. D’altronde, il sentimento di libertà, così come l’illusione di compiere scelte in completa autonomia, sono ispirati da un meccanismo manageriale ben collaudato e finalizzato a creare fedeltà assoluta al brand, affinché il dipendente/adepto possa cedergli tutto il proprio entusiasmo e tutto il proprio tempo. Ovvero: il lavaggio del cervello con cui un’azienda o una setta crea soldati perfetti, innestando le proprie radici tumorali in ogni minima faglia della psiche per massimizzare i profitti. Casaleggio ha tutti l'interesse (economico e visionario/psicopatologico) a creare una religione che diffonda il dogma di un web acritico, monopolizzato, verticale e oscurantista.

Inutile dire che tutto questo è esattamente opposto a tutti i nostri principi (sì, è inutile parlare di quanto facciano schifo e quanto siano pericolosi gli altri poteri, perché li conosciamo già; ora stiamo parlando di un potere nuovo, non dissimile certo dai vecchi, ma i cui protagonisti cambiano). Detto questo, non possiamo che augurarci, come Wu Ming, che la rivolta possa nascere dall’interno del movimento stesso, e allo stesso tempo ci riserviamo di mandare un bello scoreggione a Casaleggiogrillo per tutta l’immondizia di cui sono artefici, augurandogli di andare (usando il loro linguaggio) a fare in culo il più presto possibile.

Ecco alcuni link consigliati per approfondire (e se avete tempo non prendeteli come verità, ma confrontateli con altre fonti, fatevi un' idea che sia davvero vostra, cazzo)

Liberiamo il MoVimento 5 Stelle (iniziativa per invitare i parlamentari alla rivolta contro il vertice) 

(L'immagine di copertina di One Dimensional Man è presa a nostra guida spirituale del momento)



6 marzo 2013

Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 Stelle (Parte 1)


Una storia breve.

Immaginate di trovarvi in visita in una grande città, ricca di boulevard ma anche di suggestivi vicoli, scorci e viuzze nascoste. Avete fame, volete mangiare qualcosa di tipico e genuino, ma vi trovate in un’enorme piazza piena zeppa di McDonald's. Ovviamente vi allontanate disgustati al solo pensiero di entrarvi, anzi siete pure abbastanza indignati per questa invadenza, vi viene da pensare ai danni della globalizzazione, alla malignità e al monopolio delle multinaziionali etc. etc. . Vi infilate così in un vicolo, alla ricerca, magari, di qualche taverna o di qualche brasserie tipica. Improvvisamente davanti a voi compare un cartello luminoso: "Disgustato da McDonald’s? Indignato per la globalizzazione del cibo spazzatura? Vieni a provare da noi la cucina tipica e a km zero!". Seguite le indicazioni: vi accorgete che il percorso è disseminato di frecce luminose e deviazioni che in parte occultano l'ingresso di altri vicoli. Cominciate a trovare crocicchi di persone negli angoli: tutti parlottano della bontà di questo posto e di una concezione innovativa che coniuga tradizione e modernità, sogghignano contro i McDonald’s, fanno passi prima incerti, poi più decisi nella direzione delle frecce. D'improvviso vi colpisce lo scorcio di una stradina, ma la trovate transennata; guardando meglio vi accorgete che non è una vera transenna, di quelle che si mettono nei cantieri o che vengono poste dai vigili o dalle forze di polizia locali per vietare l'accesso ad una zona interdetta, ma un fake che gli somiglia molto. Potreste facilmente superare l'ostacolo, certo, tuttavia la fame, gli assembramenti e il flusso di persone e l'irresistibile fluorescenza delle insegne vi portano su un affollatissimo boulevard, che taglia dritto la città e conduce ad una casupola, più bassa rispetto agli alti edifici vicini, ma sovrastata da una gigantesca insegna caleidoscopica. Il contrasto di questa insegna rispetto alle dimensioni della casupola vi colpisce. Leggete, a caratteri cubitali: "PER CHI È SCHIFATO E INDIGNATO CONTRO IL CIBO SPAZZATURA DELLA CASTA DELLE MULTINAZIONALI: CIBO BUONO, LOCALE E A KM ZEROOOOOOO!!!!!!!!". Tutte queste insegne vi insospettiscono, ma ascoltate i commenti entusiasti delle persone: c'è chi chiama con il cellulare gli amici o la famiglia, chi trascina gli altri fuori dai portone dei palazzi, chi non fa altro che lodare il cibo che ha già assaggiato una volta, chi sbraita contro il monopolio delle multinazionali e dichiara che, dopo anni di inutile sbattimento, finalmente c'è un posto decente dove andare a mangiare,  la cui politica alimentare è per di più etica e giusta. Il flusso di persone è ora gigantesco: tutti sembrano dirigersi verso questo posto che annuncia, promette e grida ad ogni angolo, ad ogni incrocio, in ogni centimetro disponibile di muro, ossessivamente, sempre lo stesso messaggio. Entrate. Pensate che nonostante la grandiosa pubblicità, il posto non deve essere male: è piccolo, a misura d'uomo, rustico. Peccato sia incredibilmente sovraffollato. Vi accorgete che, a dispetto di quello che vi aspettavate, vi è un bancone pieno di pietanze a cui servirsi da soli, come nelle tavole calde, e temete che la ressa renda un approccio impossibile, ma vi accorgete subito che c'è un innovativo e tecnologico  sistema di prenotazione del proprio turno che razionalizza il flusso, evita code selvagge e attese e anzi di più, permette che ognuno si serva velocissimamente da sé e possa servire anche gli altri. Come si dice, tutti per uno e uno per tutti, ognuno per l’altro vale uno. Al vostro turno, decidete di assemblarvi un panino con un hamburger, che cuocete da soli in un istante in una piastra futurista, e aggiungete lattuga e pomodori già affettati. Vi è stato assegnato un tavolo: qualcuno vi ha già disposto sopra le bevande che avevate richiesto al sistema informatico, mentre voi poggiate nel tavolo libero vicino al vostro, ancora in attesa dei propri clienti, un piatto di insalata di riso che vi è stato segnalato di prelevare, mentre sfilavate lungo il bancone, dal medesimo sistema. Pensate che sia una cosa pazzesca, ma efficentissima, un metodo di relazioni e coordinazioni incrociate perfetto, basato sull'aiuto reciproco, che permette a voi e a tutti gli altri di essere serviti in tempi rapidissimi, di non avere troppe cose per le mani e di non trovare mai scarsità nella scelta delle pietanze. L'aspetto rustico combinato a questo futurismo vi lasciano piacevolmente allibiti. Di certo i gestori di questo posto hanno potuto ottenere qualità investendo in efficienza tecnologica e nella responsabilizzazione dei clienti, tagliando così i costi della filiera di sevizio, in primis quella di cuochi e camerieri. Davanti a voi c'è quindi un pranzetto succulento. Date il primo morso, lentamente, concedendovi tutto il tempo necessario per gustare. Fate respiri profondi, assaporate, indagate con le papille. E non capite. Non capite perché, dietro all'apparenza, c'è sempre lo stesso retrogusto, sempre quella specie di plastica e fritto/rifritto che vi aspettate da qualsiasi locale in una grande città, meno che da un posto tipico e genuino. Ma soprattutto non capite perché tutti continuino a dichiarare, ripetere a voce alta, sbraitare, urlare che il McDonald’s fa schifo e che qui è tutta un'altra cosa. C'è un piccolo particolare di cui vi accorgete: sono in pochi quelli seduti ad un tavolo soli, come voi. La maggior parte è in gruppo e sembra più attenta ad urlare, divorare e sbranare davanti ad altre facce compiacenti piuttosto che e a gustare. La maggior parte sembra gente frettolosa, ciarliera e distratta. Lasciate a metà il vostro pranzo e vi dirigete in fretta verso l'uscita. Qualcuno vi si para davanti, sorride e vi regala una maglietta, su cui campeggia un logo e un messaggio dello stesso tono degli altri: "POSTO BUONO!!! Cibo a km zero, genuino, per chi ha schifo del McDonlad’s ed è indignato per il monopolio della casta della globalizzazioneee!!!". Ora siete davvero perplessi. Vi disperdete nei vicoli, evitate la folla. Avete solo bisogno di solitudine, tempo e riflessione. Seduti su delle scale in pietra di un vicolo deserto e caratteristico, rigirate la maglietta nelle vostre mani, pensosi. Ad un certo punto, passandovela tra le mani, vi accorgete di qualcosa, un piccolo spessore, un rilievo quasi impercettibile ai bordi del logo. Indagate con i polpastrelli, fate leva con le unghie, notate che è una specie di adesivo, o di toppa, di quelle che andavano negli anni 80 e si attaccavano ai vestiti con il ferro da stiro, ma più sottile. La strappate via. Improvvisamente compare sotto un altro, ben noto logo: Burger King. Sorridete, increduli, perfino un po' divertiti sulla grossolanità di un tale mascheramento. Adesso avete solo voglia di perdervi in questi vicoli deserti e non sentire la voce di nessuno.  

17 gennaio 2013

Per Aaron Swartz



La storia di Aaron Swartz, della sua persecuzione giudiziaria culminata con il suicidio, è LA NOSTRA STORIA. Un giovane talento informatico che ha dedicato, realizzato, infine sacrificato, la sua vita alla cultura libera, alla rete, alla filosofia dei Commons; allievo di Lessig e co-ideatore del Creative Commons oltre a moltissime altre piattaforme open, un hacker, un hacktivist, un fuorilegge secondo l’ordine costituito, una personalità riconosciuta nell’ambiente della programmazione Open e delle avanguardie intellettuali della rete.

”Uno di noi” per coloro che nella rete hanno trovato forme di lotta e comunicazione alternative, per i reduci di Seattle e Genova, per i blogger delle rivoluzioni arabe, per i giovani “Occupy”, per gli appassionati dell’open source, di Linux, del Copyleft, per gli artisti del Creative Commons.

”Uno di noi” per chi pensa che oggi la ribellione contro l’ordine costituito passa obbligatoriamente attraverso le lotte contro tutte le forme di egemonia culturale del Dio mercato e il suo dogma proprietario, repressivo e colonizzatore di territori, di corpi, di menti e luoghi della comunicazione. Luoghi reali e virtuali che hanno assunto un ruolo determinante come strumento di difesa e riproduzione del pensiero unico e della sua macchina del profitto, tanto da trasformare la rete in quel campo di battaglia profetizzato da Marshall McLuhan, l’Information Guerrilla, in cui tutti concorrono più o meno consapevolmente al sostegno di quella fortezza sociale, o “trappola”, come l’ha definita Richard Stallman, alle cui maglie si può sfuggire soltanto con la diserzione del conosciuto e la contemporanea creazione dell’”Altrove”, che è sinonimo di autogestione, di autogoverno, di biocentrismo. 

E’ così che oggi il potere giudiziario, insieme a quello della repressione poliziesca, è lo strumento di difesa dei poteri che governano il turbocapitalismo tanto nel reale che nel virtuale, fino a perseguire un attivista dei diritti digitali come un criminale, ed equiparare la sottrazione di informazioni a scopo divulgativo a una frode con scopo di lucro, poiché soltanto questo è LO scopo contemplato dalla gestione mercantile del mondo, e quindi della Rete.     

Il ribelle, il libertario, vive nell’”altrove”, disertando e infrangendo il dogma comunemente accettato, l’essere spettatori, l’essere partecipi alla farsa sistemica che sta determinando la crescente riduzione di tutti quegli spazi vitali, concreti, mentali, creativi, non contemplati, in cui sia soltanto concepibile disertare da quell’unica fonte di sopravvivenza e mantenimento, il sapere unico, il consumo, il profitto, la dipendenza necessaria da un sistema il cui meccanismo si innesca troppo lontano dal nostro controllo per essere individuato e sconfitto, ma che si riproduce attraverso noi stessi.

L’”autocontrollo” è nell’essere artefici, l’essere sabotatori, l’essere disertori.

Disertare per sfuggire al controllo, creando risorse, saperi e strumenti indipendenti fuori dall’egemonia mediatica, fuori dalle sue regole e leggi. Disertare, percorrendo un percorso differente, inconcepibile, rifiutando uno stile di vita o liberando i saperi dal profitto, essere un  fuorilegge. Essere un libertario.

Il mantra individualista trasformato in donchisciottismo, in quell’autoesclusione attiva tutt’altro che chiusa in sé stessa ma altruista e votata al bene comune fino alle estreme conseguenze. La morte come atto finale estremo di diserzione e solitudine, che è forse la resa all’impossibilità stessa di praticare quell’Altrove collettivo, ma al tempo stesso affermazione e indicazione di un percorso di ribellione possibile, necessario.

Aaron Swartz, un sognatore che forse ha smesso di sognare, ma che finché ha potuto, ha praticato il sogno.


5 ottobre 2012

Quando l'indie è peggio delle multinazionali: il muro contro muro tra copyleft e "tutti i diritti riservati"


Mentre in Italia la cosiddetta "musica indipendente" si danna quotidianamente per far fronte alla crisi e trovare un modo per mantenere in piedi il carrozzone, in seno ad essa avvampa un muro-contro-muro tra diverse fazioni ideologicamente contrapposte tra difensori del vecchio "tutti i diritti riservati" e i fautori del copyleft: un dibattito che indirettamente coinvolge la concezione, nel mondo 2.0, della cultura e della conoscenza tout court. Questo articolo prende spunto da un vivace contrasto facebookiano tra me (appoggiato da alcuni amici) e Alberto di Snowdonia riguardante un mio status in cui lamentavo, al giorno d'oggi, nel cosiddetto mondo indie, la scarsa attenzione ai contenuti della produzione artistica in favore di un dibattito concentrato unicamente sulle dinamiche capitalistiche proprie ormai di tale mondo (o quello che ne resta). Tale ossimoro mi appariva come il principale responsabile del dilagante "decorativismo" (l'espressione è del mio amico-cantautore Humpty Dumpty) a scapito della profondità dei contenuti. Alberto replicava (rincarando indirettamente la dose in un'intervista uscita su "Il Fatto Quotidiano", http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=373524&preview=true) che in un sistema capitalista "regalare la propria musica è immorale" e che l'idea di distribuire gratuitamente on-line sottintendeva una sorta di concezione razzista, per cui "il musicista è un idealista sfaticato, un buffone che deve lavorare gratuitamente per allietare la, peraltro – quasi sempre inutile – vita del prossimo", non perdendo occasione poi di sottolineare la necessità di capitale per realizzare un "prodotto" tecnicamente impeccabile. Pur comprendendo in parte la visione di Alberto (che mi pare un po' un corto circuito comunistoide-capitalista), è con argomentazioni simili che oggi, in Italia, quell'indotto culturale che si dichiara indipendente (e quindi, in teoria, fuori dalle ferree leggi del mercato) si contrappone con veemenza a chi la cultura la fa (investendo anche a fondo perduto) e la distribuisce liberamente on-line, accusato con infamia di produrre ciarpame, ma soprattutto di diffondere l'aberrante idea che "l'arte non si paga". Queste posizioni, a mio avviso estremamente reazionarie - ce le aspetteremmo dai direttori delle grandi multinazionali, non certo dagli indie - nascondono in realtà una grande incomprensione di fondo sia del variegato "movimento copyleft", sia degli epocali mutamenti in atto a livello della comunicazione globale e della struttura stessa del capitalismo. La prima cosa che chi opera in copyleft e in open source sa benissimo è che tale filosofia tutto vorrebbe tranne diffondere l'idea che "l'arte non si paga".  Nella filosofia copyleft invece si cerca sostanzialmente un modello alternativo, realmente democratico e aggiornato al mondo 2.0 di gestione del diritto d'autore e di finanziamento all'arte e alla cultura. Il cosmo copyleft è inoltre estremamente vario al suo interno e fare in questo modo di tutta l'erba un fascio rischia - nel momento stesso in cui ci si dichiara "progressisti" - di gettare un'ombra oscurantista su tutto ciò che di più dinamico e innovativo si sta muovendo a livello culturale sulla rete e fuori di essa. C'è chi, come SubTerra stessa e il cantautore Humpty Dumpty, si sia d'accordo o meno, mette radicalmente e "politicamente" in discussione il binomio arte-merce e vuole riportare dignità e profondità al concetto di arte, liberandola dalla prigione della concezione dell'artista come un "lavoratore impiegato" e dell'ossessione del successo di massa; c'è chi cerca di adattare il copyleft a nuovo strumento di marketing; c'è chi ancora sottolinea il discorso della democrazia diretta, delle libertà digitali/civili, di un mercato più equo e a dimensione d'uomo in cui la cultura sia comunque liberamente accessibile. In ogni caso, bollare tutto questo come idea dannosa o addirittura immorale dimostra come in genere il mondo indipendente, ormai solo in superficie ribelle e provocatorio, ma anzi giovanilistica merce usa e getta alla stregua di iPhone e cellulari, sia in realtà più vecchio, ingannevole, dannoso e vuoto di ciò che nelle intenzioni vorrebbe combattere. Una bella decorazione patinata ormai priva di contenuti.

Carlo Sanetti
SubTerra Label

15 luglio 2012

Eventi 2010 - 2006

2010

- Allimprovviso: Dente; Giulia Anania; Tedesko & The Monomagical Band + Marè; Letture Partigiane (Resist 2010); MyLIAC (Lo spostamento del baricento e Chevivamonicelli); Radon Session; Diego Mancino + Silvia Leoni e La Guerra delle Formiche; Tedesko & The Monomagical Band, Passion Flower, Silvia Leoni e La Guerra delle Formiche (SubTerra Kepos Night); Alexis Gideon (Viterbo)

- Subterranea # 3: Hyaena Reading; Heike Has the Giggles; Zero Gravity Toilet (Officina Belushi, Viterbo)

- Creative Copyleft Night # 0: Giulia Anania; Angelo Elle; Hyaena Reading; Tedesko & The Monomagical Band; La Malavoglia; Curandero; honeybird (Beba Do Samba, Roma)

- Glam Rock Inferno Party: Lapingra + Zero Gravity Toilet (Locanda Atlantide, Roma)

2009

SubTerra Night (Subterranea # 2): Zero Gravity Toilet + honeybird & the birdies (Sinister Noise, Roma)

Copyleft Festival (Arezzo)

- SubTerra + RRI MarteLive Viterbo (Viterbo, Corchiano)

- Resist 2009: Zero Gravity Toilet + Kai Zen (Viterbo)

- MEI: La creatività ai tempi del copyleft: presentazione della compilation "Il Paese è Iperreale" (Faenza)

- Telegagarin Cabrio Live: Tedesko & the Monomagical Band, Zero Gravity Toilet, Lapingra, honeybird (Roma)

2008

- Copyleft o Copyright: il diritto d'autore nell'era digitale (Roma, La Sapienza)

2007

- Subterranea # 1: Tedesko & The Monomagical Band, Eklettika, En Plein Air (Cura di Vetralla, Viterbo)

2006

- London Calling Nuumak: reportage sulla finale del GBOB (Global Battle of the Bands) insieme ai Nuumak (Londra, Astoria)

12 giugno 2012

Immaginari Emiliani: Artisti a sostegno della popolazione emiliana


Il 15 e il 16 Giugno al Biancovolta di Viterbo, in via delle Piagge 23: Immaginari Emiliani, in vendita una selezione di stampe dei migliori tra gli illustratori, i fumettisti, i fotografi e i grafici artisti presenti sul territorio nazionale. Il ricavato andrà interamente a sostegno delle popolazioni emilane.

Dalla satira al fumetto, dalla fotografia all'illustrazione, una mostra che mette in scena un panorama artistico eterogeneo e diversificato, ma che, una volta tanto, si unisce per un obiettivo comune: sostenere la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto!

Inaugurazione venerdì 15 giugno ore 18 al Biancovolta-Spazio Arci.


Prosegue il 16 giugno alle 19 con il live acustico de La Guerra delle formiche, della copyleft label SubTerra.


Per tutti e due i giorni un aperitivo a base di prodotti emiliani accompagnerà l'evento.






Il ricavato sarà devoluto attraverso il conto corrente dell'Associazione Arci presso Banca Etica con la causale "Emergenza terremoto in nord Italia". 


Iban IT 39 V 05018 03200 000000145350 










Partecipano : 


Akab
Pasquale Altieri
Giorgia Atzeni
Marilena Benini
Marcella Brancaforte
Valeria Brancaforte
Mauro Bubbico
Emanuela Bussolati
Francesco Calcagnini
Francesca Capellini
Daniele Capo
Roberto Catani
Rosaria Cefalo
Eleonora Cumer
Beatrice Davies
Deborah Di Leo
Francesco Galli
Sara Gavioli
Francesca Ghermandi
Sonia Giambrone
Kanjano
Giovanni Kranti Lombardo
Patrizia La Porta
Chiara Luzi
Isabella Mara
Serena Marangon
Sabine Meyer
Virginia Mori
Ninamasina
Giulia Orecchia
Carlotta Parisi
Rita Petruccioli
Silvia Pignat
Alessandra Psacharopulo
Rita Ravaioli
Marilina Ricciardi
Laboratorio Saccardi
Giulia Sagramola
Laura Scarpa
Antonello Silverini
Pasquale Squaz Todisco
Simona Tonna
Lucio Villani
Alessandra Vitelli
Lara Zarbo



Le stampe sono state eseguite dalla TIPOGRAFIA CECCARELLI
sponsor unico della mostra Immaginari Emiliani



5 aprile 2012

SubTerra e i Copyleft Days al Teatro Valle occupato di Roma


5 . 6 . 7 aprile 2012

COPYLEFT DAYS
Tre giornate sulla cultura libera/ta
diritto d’autore e licenze aperte



Il 5 . 6 . 7 Aprile, negli spazi del Teatro Valle Occupato e dell’ Ex Cinema Palazzo/Sala Vittorio Arrigoni, si svolgeranno le giornate della cultura libera/ta, organizzate in collaborazione con Patamu.com e Melting Pro.

Questo evento è stato organizzato per informare artisti, musicisti, attori, scrittori e pubblico sui problemi legati a diritto d’autore, proprietà intellettuale, diffusione ed utilizzo delle opere dell’ingegno. Saranno delineate inoltre le differenze tra il copyright tradizionale e le opere rilasciate con licenze Creative Commons o affini, e si parlerà anche di come queste possano cambiare le modalità di accesso alla cultura, al sapere, all’informazione e alla di condivisione dei contenuti.

All’interno dell’evento sarà ospitata la prima edizione del RomaCCfest, uno dei primi festival del Cinema con contenuti esclusivamente Creative Commons, in gemellaggio con il BccN di Barcellona da cui è ‘derivato’ con licenza Creative Commons By-Nc-Sa (attribuzione-noncommerciale-sharealike).

Le proiezioni saranno affiancate da interventi musicali a cura delle etichette CC Subcava Sonora e NED e da incontri assembleari su diritto d’autore e cultura libera, da momenti di approfondimento su SIAE, IMAIE, SOPA, Creative Commons, Copyleft, sul ruolo della cultura libera nella valorizzazione e nella tutela del bene comune anche in aree del sapere diverse dall’arte, ad esempio nella scienza e nei farmaci. Si terranno inoltre tavole rotonde e dibatti per approfondire la riflessione su cosa possa essere fatto nel concreto per promuovere un differente modello di diffusione della cultura e del sapere.

Organizzazione: Patamu, Melting Pro, Teatro Valle Occupato
Contenuti Festival Cinema CC: RomaCCFest/BccN
Contributi Musica CC: Subcava Sonora, NED






PROGRAMMA

Giovedì 5 aprile
16.00-18.30 @ Teatro Valle Occupato

16.00-17.30_Proiezione R.I.P.- A remix manifesto (86′)
Documentario su copyright, proprietà intellettuale e gli effetti della pirateria nell’era di internet
17.30-18.30_Incontro Copyleft, Copyright, Culture libere e Bene Comune
Interventi di: Arturo di Corinto (FHF-circolazione informazione come strumento di denuncia), Luca Nicotra (Agorà Digitale), Adriano Bonforti (Patamu- Cultura copyleft come approccio al sapere), Teatro Valle Occupato, Donatella Della Ratta (Creative Commons Arab World) , Carlo Infante (Stati Generali dell’Innovazione) , Andrea Baranes (Banca Etica)

A seguire Incontro/Agorà USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE
Disarmare i mercati per la democrazia dei beni comuni
Attac Italia e Teatro Valle Occupato

19.45-00.00 @ Ex Cinema Palazzo

19.00-19.45_APERITIVO
19.45-20.45_Proiezione Creative Commons Mondo Arabo
20.45-21.10_Incontro con gli autori del film Mare Chiuso
21.10-22.10_Proiezione Mare Chiuso (60′)
Documentario di denuncia degli accordi tra Berlusconi e Gheddafi sui respingimenti a largo delle coste italiane
22.10-22.30_Incontro con Paolo Sinigaglia (NED)/produttore e Benedetto Fanna- Francesco Montagna/registi del film che segue
22.30-23.45_Proiezione di Broder du iu paradigma (CC) 75’30″
Film collettivo estemporaneo su un gruppo di musicisti che si danno appuntamento nello stesso luog alla stessa ora dello stesso giorno per un concerto improvvisato senza partiture né direttive.

Nel corso delle giornate del 6 e del 7, nel Foyer del Teatro Valle Occupato, verrano proiettati i cortometraggi del RomaCCFest/BccN 2011.

Venerdì 6 aprile
16.00-24.00 @ Teatro Valle Occupato

16.00-16.30_Presentazione RomaCCFest/BccN
16.30-17.30_COPIAD MALDITOS (RomaCCFest/BccN 2011) 60′
In italiano “Copyright o il diritto di copiare” è un documentario spagnolo sul diritto d’autore, la proprietà intellettuale e la situazione della cultura in Spagna e in Europa. E’ stata la prima produzione in Creative Commons prodotta e trasmessa dalla televisione Spagnola.
17.30-18.00_Sessione Corti (RomaCCFest/BccN 2011)
La MiradaCircular 12′ (RomaCCFest/BccN 2011)
Luckiest One 14′ (RomaCCFest/BccN 2011)
18.00-19.30_Incontro aperto “Diritto d’autore, Creative Commons, SOPA, IMAIE, SIAE: una panoramica generale sulle ultime questioni relative al diritto d’autore nel mondo e sulle conseguenze in Italia”
Interventi di: Deborah De Angelis, Ermanno Pandoli, Arturo di Corinto, Astrid Wiedersich Avena, Ass.Artisti 7607, Adriano Bonforti/Patamu, Teatro Valle Occupato, Andrea Mancianti
19.30-19.35_Proiezione del video “Sul Tetto” dei Rein
19.35-20.30_Open Talk/Incontro con la cittadinanza: “Considerazioni su retribuzione e proprietà intellettuale oltre il copyright”. Introduce Gianluca Bernardo musicista dei REIN
20.30-21.00_PAUSA con proiezione nel Foyer di: IN-PRECA VIDEO/Interviste precarie in tempo di crisi-Chiara Ronchini 2011, Italia, 26′ (RomaCCfest)
21.00-21.45_Vita quotidiana a Kabul 45′ (RomaCCfest/BccN 2011)
21.45-22.00_Proiezione “Denz in the ghetto”, 8′/Subcava Sonora (RomaCCfest); videoclip Borderline “Strofa e ritornello”, 3′/Subcava Sonora
22.00-00.00_Concerto: Borderline/Nouer (Etichetta CC Subcava Sonora) + Adriano Bono 996-I sonetti romaneschi di Giuseppe Gioacchino Belli in musica

21.00-24.00 @ Ex Cinema Palazzo

21.00 – 22.00 Titolo CC da confermare (RomaCCfest/BccN 2011)
22.00 – 23.00 Die Beauty 60’ (RomaCCfest/BccN 2011)
Drammatico, Svezia//Questo film CC fu presentato nelle sale cinematografiche e reso contemporaneamente disponibile in maniera legale su Pirate Bay.
23.00 – 00.00 The Island 60’ (RomaCCfest/BccN 2011)



Sabato 7 aprile
11.00-20.00 @ Teatro Valle Occupato

11.00-14.00_Proiezioni matinée
11.00-11.30_Maud and Leo, 35′ (RomaCCfest/BccN 2011)/Un road movie Svedese in CC
11.00-12.45_Del Poder, 72′ (RomaCCfest)/Documentario CC sui fatti del G8 di Genova. Realizzato da Zavan, musica di Oriol Català, colore, 2011
12.45-13.45_California Dreaming, 55′ (RomaCCfest/BccN 2011)/Documentario olandese in CC sugli effetti della crisi in Europa
13.45-14.10_Tris (RomaCCfest)/La prima web series in CC tra intrattenimento e sociale. La leggerezza come arma per lottare contro l’omofobia a Roma e in Italia
PAUSA
14.30-16.30_Incontro: “Musica, cinema, teatro. Arti oltre il copyright/Proposte concrete e nuove prospettive”
Intervengono: Adriano Bonforti (Patamu), Luca Nicotra (Agorà Digitale), Alfredo Esposito (Subcava Sonora), Carlo Sanetti (Subterra), Luca Neri Skype (no Copyright), Gianluca Bernardo (REIN), Fabrizio Mosca (CINEAMA), Giacomo Verde skype (Teatro CC), Paolo Tosini (Cineteca Nazionale Mexico City) Jaromil skype (dyne.org hacker) http://jaromil.dyne.org/

16.30-17.30_Prospettive di un appello agli artisti affinché prendano l’impegno, nel prossimo futuro, di liberare un certo numero di opere con licenze copyleft + presentazione di un appello alla cittadinanza per la creazione condivisa di una petizione che si proponga come obiettivo:
1 Modifica del regolamento interno della SIAE per dare possibilità agli iscritti SIAE di liberare opere in Creative Commons.

2 Abolizione del monopolio SIAE per la gestione dei diritti d’autore

17.30-18.30_Corto “Le bolle di sapone”, 6′/Anno 1911 Regia Anonimo (Public Domain/CC; RomaCCfest) + Sonorizzazione Orchestra Noè del film di pubblico dominio: “Man with a movie camera” (RomaCCfest), 66’49″, Dziga Vertov (1929)

27 gennaio 2012

Salvate il Santo Editore

ALLIMPROVVISO

in collaborazione con

ARCI Viterbo, Banda del Racconto, Sub Terra e Davide Ghaleb

presenta

SALVATE IL SANTO EDITORE

Domenica 29 Gennaio dalle ore dalle 18 alle 20,
presso la sede dell’editore in via Roma 41 a Vetralla

Una realtà importante dell’editoria e della promozione del nostro territorio rischia di chiudere.
Davide Ghaleb ha annunciato la chiusura della casa editrice che da anni investe
sulla ricerca e la promozione di studi per la valorizzazione dei beni archeologici e storico artistici,
nonché nella pubblicazione di lavori sulla storia orale.
È un pezzo importante della “filiera culturale” che perdiamo tutti.
Per questo Allimprovviso, Arci Viterbo, Banda del Racconto, Sub Terra e Davide Ghaleb editore organizzano
SALVATE IL SANTO EDITORE
un’iniziativa congiunta che prevede letture della Banda del Racconto ed esibizioni dal vivo di SubTerra Label:
Tedesko & the Monomagical band + La Guerra delle Formiche.

Ogni partecipante dovrà acquistare come biglietto di ingresso
un libro dal catalogo di Davide Ghaleb editore.

aperitivo offerto dal Santo editore

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Blog del comitato provinciale Arci di Viterbo http://arciviterbo.blogspot.com/

SubTerra Label è un'etichetta di musica indipendente con base a Vetralla.
Nota per essere una delle prime realtà italiane a rilasciare gratuitamente sul web i propri dischi,
secondo le modalità del copyleft, è stata fondata dal collettivo mutante post-rock
La Guerra delle Formiche e dal terrigno punkautore, nonché calzolaio di Vetralla,
conosciuto come il Tedesko.


Allimprovviso è un progetto di incursioni narrative e musicali
che da più di un anno anima il centro storico di Viterbo negli spazi più insoliti.


La Banda del Racconto agisce di preferenza nei territori di Viterbo e della Tuscia, della Maremma tosco-laziale,
della Campagna Romana. Brevi incursioni anche nella Capitale.
Ma ogni racconto è mondo. O no?


25 gennaio 2012

Eventi

(italian only - in costruzione)
Immagini e suoni da ogni evento e collaborazione subterranea. Per le annualità meno recenti, clicca sulle date in fondo:

2018

Aerlite live: presentazione del nuovo disco di Tedesko & the Monomagical Band (Piombinello, SubTerra Headquarter)

2016

- Allimprovviso: Andrea Belfi (Viterbo)

2015

- Allimprovviso: Putan Club (Vetralla, in collaborazione con MusicAlcentro)

2014

- Allimprovviso: Paolo Spaccamonti & Stefano Pilia; Hyaena Reading (Viterbo)

- In collaborazione con MVM: Sonic Jesus (Viterbo)

2013

- Allimprovviso: Satan is My Brother; Six Organ of Admittance; Monsieur Malaussene; Duchamp; Ninos du Brasil; Live Footage (Viterbo).

2012

- Copyleft Days: contributo per l'evento tenutosi al Teatro Valle Occupato di Roma.

- Immaginari Emiliani: concerto tenuto a sostegno della popolazione colpita dal sisma in Emilia con Tedesko & The Monomagical Band + La Guerra delle Formiche (Viterbo).

- Allimprovviso: Caso; Francesca Lago; Johnny Mox; Above the Tree; Rella the Woodcutter; Geoff Farina; Valerio Cosi + MyLIAC (Viterbo).

- Salvate il Santo Editore: serata a sostegno della casa editrice Davide Ghaleb, con La Guerra delle Formiche e Tedesko & The Monomagical Band (Vetralla).

2011

- Allimprovviso: Stop Blowing My Heart Up , con Silvia Leoni & La Guerra delle Formiche + Tedesko & The Monomagical Band; Hyaena Reading + Let's Get Lost  + Tedesko (SubTerra Kepos Night); Live Footage; Alexis Gideon; Fabio Orsi (Viterbo).

- Il Colombiano di Banda del Racconto & Myliac @ Caffeina, Viterbo

- La notte delle copyleft label (Imago Sound + SubTerra): Tedesko & The Monomagical Band + Sans Papier (Sinister Noise, Roma)

- Oscena Tour: Hyaena Reading, Tedesko & The Monomagical Band, LaPingra (Calabria, Sicilia)

- Creative Copyleft Night # 1: Eva Milan, Hyaena Reading, Aldrin + reading di Scrittori Precari e presentazione de I Nemici della Rete di Arturo di Corinto (Beba do Samba, Roma)

2010 - 2007

1 gennaio 2012

Links

E T I C H E T T E -  C O P Y L E F T   A N D   D. I. Y.    L A B E L S

Imago Sound (ita - eclettica etichetta da Messina)
SubCava Sonora (ita - rock/stoner copyleft da Napoli)
Tuscia HC (ita - i rappresentanti della nuova onda punk hardcore viterbese)

C O S M O  C O P Y L E F T

Creative Commons Italia (ita - il sito di riferimento per le CC in Italia)
Fronte Popolare Musica Libera (ita - lo storico collettivo romano capeggiato dalla band Rein)
Oscena Tour (ita - il primo booking musicale gestito intorno alle realtà copyleft)
Copyzero (ita - tutela tramite firma digitale e licenze copyleft)
Patamu (ita - tutela tramite firma digitale)
Jamendo (eng - international copyleft music website)
Creative Workshop (ita - associazione dedita all'arte in copyleft)
Life Style Community (ita - il network di artisti che cura anche la rivista dedicata alle realtà copyleft BeCreative)
RadioRimasto (ita - radio genovese militante dedita alle realtà musicali libere)


19 novembre 2011

Gli invisibili e le belle parole che suonano ancora

di Eva Milan * pubblicato su Musicachip
Sabato 19 Novembre 2011 00:32



Cantautori, le belle parole oggi non suonano più”, scrive nostalgicamente Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, perché “la vecchia ricetta non funziona più e quelle nuove non mordono”.

Verissimo, se si limita lo sguardo alla vecchia concezione di cantautorato degli anni settanta senza contestualizzare il processo di emarginazione del libero pensiero in tutte le sue forme e l’impoverimento della produzione culturale da parte di un’industria musicale sempre più egemonica ed esclusivista, il cui ruolo influente nel motore del pensiero unico globalizzato ha agito forse in anticipo rispetto al resto.

Comincerei col dire che in Italia il cantautorato cosiddetto impegnato è sempre stato condannato all’élitarismo dagli interessi stessi della discografia e con il supporto dei baronetti della Siae per cui alcuni andavano comprati e arricchiti e altri meno, affinché il virus culturale di cui questi ultimi si facevano portatori non doveva contagiare le masse; non si poteva consentire a un De André, un De Gregori o a un Gaber di assumere una funzione aggregante di partecipazione ma che questi untori culturali andavano bene esclusivamente per quelle anime belle, snob e noiose degli intellettuali comunisti, e che il popolo meritava qualcosa di più allegro e romantico ma intellettualmente scadente, la cui vetrina catalizzatrice doveva concentrarsi sul quel grande supermercato-palco che è Sanremo. Vetrina che negli anni ha subito anche qualche tentativo di elevazione culturale del tutto insufficiente. Il primo di questi fu ad opera di Luigi Tenco. Secondo alcune tesi, Tenco potrebbe aver pagato un alto prezzo proprio per aver osato denunciare quel meccanismo inquinato e tentato di offrire in pasto agli spettatori televisivi quella qualità culturale proprio da quel prestigioso palco.

Da allora il meccanismo di esclusione è stato potenziato a tutti i livelli, concentrando il dominio culturale sempre più nelle mani di grandi poteri e emarginando tutto ciò che non si adeguasse a le loro regole.

C’è da dire che tutte le forme d’arte “impegnata” sono sempre state in certa misura elitarie, ma oggi queste sono passate dall’élitarismo alla condizione di invisibilità anche rispetto a quelle nicchie di pubblico che potrebbero goderne, perché l’immaginario creato dal mainstream è divenuto tanto potente da aver ridotto anche i canali di distribuzione alternativi a surrogati del mercato, incapaci di reinventarsi senza attingere al mainstream o al passato, e di produrre una visione “altra” forse rintracciabile soltanto nell’autoesclusione o in micro-realtà radicali.

Non a caso l’autore del suddetto articolo nel citare i nomi “nuovi” fa quasi esclusivamente riferimento a personaggi ben inseriti in un circuito promozionale che sebbene si definisca “indipendente” (indie) resta spesso intrappolato, tranne alcune eccezioni, in quella logica autoreferenziale tipica del mainstream esclusivista e accentratore, senza mai volgere lo sguardo altrove, verso quelle realtà “altre” che nonostante l’alto livello di produzione e intensa attività continuano a restare nell’ombra, facendo sempre più fatica a trovare spazi di espressione.

Il primo esempio che vorrei portare è quello di Gian Maria Testa, un cantautore piemontese di altissimo livello che possiamo ben inserire nella lista dei cervelli in fuga, poiché soltanto in Francia e in altri paesi europei è riuscito ad affermarsi e a conquistare la meritata attenzione, restando nel frattempo ignoto al pubblico italiano per oltre un decennio. Dal suo primo esordio nel ’93 al Festival di Recanati ci sono voluti ben 14 anni per arrivare al primo importante riconoscimento italiano, con la Targa Tenco 2007 come miglior album dell’anno; nel frattempo i suoi otto dischi e i suoi circa 2000 concerti avevano fatto il giro del mondo.

Nonostante queste difficoltà, l’esperienza di Gian Maria Testa resta comunque un’eccezione positiva rispetto all’invisibilità a cui sono condannati altri suoi colleghi altrettanto meritevoli. Uno di questi è senza dubbio Marco Rovelli, cantautore, poeta, scrittore e filosofo, noto a un determinato pubblico della cultura antagonista più per i suoi eccellenti saggi che per la sua attività di musicista. Forse il cantautore contemporaneo più impegnato presente (o dovremmo dire “assente”?) sulla scena italiana, dal suo esordio con i Les Anarchistes, vincitori del premio Ciampi nel 2002, alla sua attività solista iniziata con l’album “LibertAria”, è l’esempio vivente di come oggi le belle parole suonino ancora e siano vivissime e potenti, ma che forse proprio per questo non meritino abbastanza riconoscimento, se non quello di essere “Fuori dal mucchio”, premio conferitogli al MEI dell’anno scorso. Si sa, oggi le rivoluzioni vanno di moda, ma quelli che la rivoluzione sanno farla con la penna e la chitarra possono essere più pericolosi!

Da qui scendiamo direttamente negli inferi e ci imbattiamo nella penna di un altro personaggio il cui spessore poetico, come nel caso di Rovelli, è pari alla pena che culturalmente dobbiamo scontare. Sto parlando di Pieralberto Valli, fautore del progetto alquanto blasfemo denominato “Santo Barbaro”. Lo avete sentito nominare? Se sì, siete dei privilegiati. A tutti gli altri consiglierei di andarsi ad ascoltare entrambi i due album prodotti sino ad oggi, “Mare Morto” e “Lorna”. I peccati mortali commessi da Pieralberto Valli sono troppi. A partire dal nome del suo progetto, chiaro riferimento ai più diseredati, i migranti. Se poi guardiamo alla sostanza, la poetica usata per esprimere il disagio esistenziale e sociale è a livelli insostenibili per i comuni mortali, e la musica che l’accompagna un misto tra folk e avanguardia rock a osare il superamento di entrambi i generi con troppa disinvoltura, rischiando quindi la genialità. Pierlalberto può trovare consolazione nel fatto che alcuni di quei peccati originali li commise anche Fabrizio De André, primo fra tutti l’aver scassato troppo le balle con gli ultimi e gli emarginati.

Penso sia un errore credere che il cantautorato contemporaneo per essere valido, riconosciuto e visibile debba restare estraneo alla militanza mista alle contaminazioni fin qui assorbite che variano dal rock al folk anche nelle forme più estreme, poiché allora saremmo di fronte a una resa stagnante alla tradizione del cantautorato puro, a una nostalgica e inutile ripetizione di genere incapace di rappresentare il presente e senza offrire alcuno sbocco futuro al nuovo, sempre che ci sia la volontà di vederlo nascere.

In questo senso trovo che gli esempi di autori fin qui citati siano importanti e meritevoli di attenzione, così come i REIN con i loro canti ribelli e le loro battaglie per la musica libera, o come il giovane cantautore Carmelo Amenta nella sua ricerca di un cantautorato raffinato ma sperimentale, e come la sinergia della potenza sonora e la forza lirica dei più affermati Teatro Degli Orrori. Allo stesso modo mi pare tremendamente ingiusto in questo contesto tralasciare di citare Militant A, che con l’abilità schietta della sua scrittura per la produzione degli Assalti Frontali ha contribuito negli anni alla costruzione di una cultura dal basso e che continua ad avere un ruolo puntuale di denuncia e di rappresentanza di una parte consistente di giovani e delle loro rivendicazioni.

Per concludere, vorrei rispondere all’articolo di Andrea Scanzi con le parole di un altro invisibile ma irriducibile della vecchia generazione di cantautori, il caro amico Antonio Pio Persia, che sulla sua pelle ha vissuto negli anni quella forma di “esclusione” ad opera dei mercificatori culturali nostrani e globalizzati, canzone che già nel 1992 esprimeva il bisogno di liberare la parola dal dominio mercantile della sottocultura:

“ La parola s'è già invecchiata
sulla musica di libertà,
la sostanza resta immutata,
la parola s'è invecchiata,
chi lo vuole la cambierà. ”




*Eva Milan, cantautrice rock, mediattivista

12 agosto 2011

Aldrin - "Bene" STS #006 (19 Luglio 2011)

Gli Aldrin sono un gruppo di quattro musicisti attivi tra Roma e Viterbo e compongono, senza tanti fronzoli, una delle migliori formazioni post-rock italiane in circolazione. Vale la pena presentarli con le loro stesse parole:

Gli Aldrin sono 4 creature senzienti il cui evidente destino, fin da principio, era quello di sfruttare il fenomeno della propagazione delle onde sonore nell’atmosfera al fine di suscitare una diversificata gamma di emozioni negli umani. Gli Aldrin nascono circa 14 miliardi di anni dopo il Big Bang, pressappoco 3 miliardi di anni dopo la comparsa della vita sulla Terra, a quasi 220 anni dalla presa della Bastiglia, precisamente nel marzo 2009. Gli Aldrin sono dediti ad un post-rock strumentale, eccezion fatta per rari inserti di suoni che sfruttano il linguaggio terrestre con lo scopo di trasmettere informazioni.

Gli Aldrin hanno appena registrato il loro terzo disco, completamente autoprodotto, così come i precedenti due. Tutta la loro musica è scaricabile senza alcuna richiesta di danaro dal World Wide Web, anche noto come l’ Internet.
Gli Aldrin amano assistere al processo di invecchiamento biologico dei loro corpi in ambienti prevalentemente bucolici, nei quali spesso si ritrovano a comporre musica.
Il settantacinque per cento degli Aldrin è stato in grado di terminare con successo il livello 9-5 in modalità B del videogame Tetris sull’originale Nintendo Gameboy.

Giovanissimi, avvolti da un immaginario sci-fiction (già dal nome, ripreso da quello dell'astronauta Buzz Aldrin) e dotati di capacità strumentistico/compositive notevolissime, hanno da poco rilasciato il loro terzo disco autoprodotto, Bene, disponibile (con orgoglio) anche sulle pagine di SubTerra. Ricordo quasi una decina d'anni fa, quando avevo energia e tempo da spendere prima di divenire uno statico lampione domestico curvo su uno schermo, che Roma era pervasa dal fermento post-rock ed ero costantemente impegnato nella bramosa ricerca di concerti e musicisti con cui mettere in piedi un gruppo sul genere. C'erano, per citarne solo due, i Moka agli esordi e i Blueprint (con cui suonai anche per un brevissimo periodo), che tentavano di declinare in maniera personale le ispirazioni provenienti da Mogwai, Tarentel e Godspeed You! Black Emperor. Gli Aldrin sembrano uscire direttamente da quell'humus, ma sono piuttosto figli del post-rock dei secondi duemila, legato a nomi come Explosion In The Sky e 65daysofstatic. Ciò che colpisce in loro, e che in parte li distingue dai loro immediati predecessori italici, è la precoce maturità e personalità raggiunta in Bene, tanto che se ormai il post-rock rischia di costringere al cliché da cui non è facile sfuggire, si potrebbe ben dire che gli Aldrin si fanno riconoscere subito, attingendo a risorse che li portano oltre i soliti canovacci. Potrebbe essere quindi quella strisciante venatura post-punk che richiama gli At The Drive-in (da non dimenticare che Marco, alla batteria, ha militato in gruppi hardcore come Ouzo ed Ingegno, e che gli altri si erano già incontrati negli U-Goes, formazione viterbese cresciuta sotto l'ala dei più anziani Winter Beach Disco), sarà l'uso dell'elettronica o la calibratura degli stacchi, o forse la complessità compositiva a tratti math-rock (in accordo con le ultime tendenze nel genere): fatto sta che le quattro suite di Bene scorrono piacevolmente, riuscendo ad emozionare l'animo tra diverse polarità in balia delle climax di creste e ventri sinusoidali. Ma è nell'attenzione ai suoni, oltre che nell'abilità compositiva, che va ricercato il quid di questo raffinato post-rock: un' estetica che si fa concetto e che si richiama all'armonia della Natura, finendo con l'infondere un messaggio positivo. Sono due i canonici inserti spoken: il primo è in Molto Bene e risulta essere tratto da una recente intervista di Stephen Hawking a proposito di religione e scienza a confronto (Science will win because it works); il secondo, in La Drogue, proviene da una sorta di "preghiera" scientifica, basata sulla fisica quantistica, per cui vi sarebbe una corrispondenza tra vibrazioni ed emozioni tale da poter influenzare positivamente l'intera umanità, se solo consapevolmente la maggior parte di noi riuscisse a canalizzarla verso, appunto, il bene. La summa del messaggio è che l'ignoranza genera paura, grazie alla quale il potere può controllare le nostre vite. Gli Aldrin in risposta riescono a controllare abilmente le frequenze in modo da generare belle emozioni-vibrazioni nell'animo di chi ascolta e, per di più, condividono tutto questo liberamente e spontaneamente. Lascio il resto alla scoperta e all'ascolto: ripagateli ascoltandoli e condividendo a vostra volta il loro dono con chi vi è vicino, applicando una pratica e una cura che possono sicuramente renderci più liberi e più felici. Embrace the earth feel it breathing, embrace the men watch them sinking.

Scarica subito Bene nel formato che preferisci cliccando qui

12 luglio 2011

Il Colombiano di Banda del Racconto & Myliac

SubTerra è felice di annunciare la collaborazione con Banda del Racconto & Myliac per l'opera multiforme Il Colombiano: un libro edito da Davide Ghaleb editore, un reading-concerto e prossimamente un audio-libro disponibile in free download sulle pagine subterranee. Il Colombiano sarà in scena live per Caffeina Cultura a Viterbo, il 15 Luglio. Queste le coordinate fondamentali sul contenuto dell'opera e sullo spettacolo di venerdì:

IL COLOMBIANO

Tell me again about the night I was dead

Di adozioni & altre biologie


Banda del Racconto e Myliac

concerto — reading

VENERDÌ 15 LUGLIO

Viterbo, piazza Cappella, ore 22.30


regia di

ALFONSO PROTA

scritto da

ANTONELLO RICCI

musiche di

MYLIAC

scenografia di

ALFONSO E VINCENZO PROTA

coreografie di

PIETRO BENEDETTI

illustrazioni di

LORENZO RICCI

con

MICHELA BENEDETTI

PIETRO BENEDETTI

DOMENICO COLETTA

OLINDO CICCHETTI

STEFANO FRATEIACCI

SARA GRIMALDI

EDOARDO MANTELLI

VINCENZO PROTA

MATTEO RONCHETTI

CARLO SANETTI


Il Colombiano. Di adozioni & altre biologie, fantasia letteraria di Antonello Ricci, note di regia di Alfonso Prota, illustrazioni di Antonello Ricci, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2011, pp. 60 - www.ghaleb.it



IL COLOMBIANO - tell me again about the night I was dead (teaser) from seblat bolletti on Vimeo.




4 maggio 2011

Silvia Leoni & Tedesko & The Monomagical Band live @ Faenas di Roma


Mercoledì 4 Maggio saremo al Faenas di Roma, ospiti die nostri amici di Quanta Radio, con Silvia Leoni & La Guerra delle Fomiche, in formazione acustica, insieme a Tedekso & The Monomagical Band

Il Mercoledì Multimediale di Quantaradio al Faenas Café.

Mercoledì 4 maggio al Faenas due perle del Creative Commons nostrano firmate Sub Terra label, la splendida voce di Silvia Leoni + Tedesko & The Monomagical Band.

Aprirà la serata Aldo Semenuk con un reading di Pablo Neruda, accompagnato dalle musiche di Francesco Carrafelli.

Esposizione e proiezione fotografica di Erica Brancasi.

British tea, cupcakes & live di Lapingra


Allimprovviso e SubTerra vi invitano questa domenica al té pomeridiano delle 17, servito con ottimi cupcakes e tante sorprese dolci e colorate, nel giardino segreto di SubTerra a Vetralla, dove seguirà il live di Lapingra (Isernia/Roma) che presenteranno il loro ultimo disco Salamastra.

"LaPingra è un progetto che nasce nel gennaio 2007 quando Angela Tomassone e Paolo Testa decidono di fondere la propria materia musicale in una “no man’s land” sospesa tra elettronica, pop, infantilismo e musica low-fi.
Riescono sin da subito nel difficile compito di unire i ritmi freddi ed elettronici del computer, il fascino impreciso dei giocattoli ed il calore del piano e degli strumenti acustici. Il loro live set è caratterizzato dall’uso improprio della strumentazione e della forma-canzone nel creare architetture musicali folli ed imprevedibili. Promuovono in questi giorni il loro primo EP prodotto da Plastic Sun e disegnato da UmiDelMare.

'Allora gli abitanti del lago guardarono il magnifico pennuto alzarsi in volo e, additandolo, esclamarono “LAPINGRA! LAPINGRA!'"


Alcuni brani tratti da Salamastra saranno rilasciati in download gratuito, sotto licenza CC, da SubTerra Label.

Max. 20 posti
sottoscrizione minima di 3 Euro
prenotazione obbligatoria
puntualissimi

per info e prenotazioni
infosubterra@gmail.com
3331415788



6 aprile 2011

Tedesko & The Monomagical Band: in tour con Oscena

“O-skenè: ciò che è fuori di scena.
E anche la musica, secondo questa intrepida interpretazione che riprende le idee sul teatro di Carmelo Bene, oggi più che mai ha bisogno di tornare ad essere oscena.
Oscena è un progetto che mira alla realizzazione di un circuito di piccoli luoghi inusuali, “osceni” e altrove rispetto al consueto, nei quali sia possibile suonare dal vivo”.



Questa la sostanza del progetto Oscena, una rete, nata secondo lo spirito della condivisione e del web, che porta nelle case e in luoghi anticonvenzionali la musica indipendente. Simile per concezione ad esperimenti analoghi nel panorama italiano, come i Secret Concerts, Oscena tuttavia vuole portare alla luce quelle valide realtà emergenti di artisti che si muovono in maniera obliqua sul web, specie di quelli che già da tempo hanno scelto il copyleft come filosofia di diffusione delle loro opere. Il ritorno all’ ”informale”, all’autogestione e all’intimo è insieme una necessità e un auspicio: da una parte, quella di un vasto mondo creativo che non riesce più a trovare sbocchi in un sistema musicale (e culturale) per forza di cose prosciugato e inaridito; dall’altra, quello di scardinare almeno in parte la “dipendenza” da tale sistema culturale-economico, grazie al ritorno ad un tipo di autodeterminazione basata sulla cooperazione locale delle persone, unite in un circuito grande tanto quanto le potenzialità del web.
Oscena è quindi una realtà in continua crescita, decentralizzata, mai ferma e obliqua come la Rete.

Il secondo tour di Oscena è pronto e partirà a brevissimo con Tedesko & The Monomagical Band, il rude calzolaio dei boschi della tuscia e la monomagica banda amica delle formiche del sottosuolo. Il punk'n'roll duo dalle canzoni non più lunghe di due minuti ha prodotto un omonimo album per Sub Terra Label, Tedesko & The Monomagical Band (2008), ed ora si appresta a tornare sulle scene in una nuova veste elettro/acustica ancora più potente e ruvida.

08 aprile Viterbo - Arena Valle Faul
09 aprile Roma - Sinister Noise (serata delle copyleft label con i Sans Paier di Imago Sound)
15 aprile Messina - Rapa Nui
17 aprile Catanzaro - Caffè delle Arti

TEDESKO & THE MONOMAGICAL BAND - www.myspace.com/tedesko

L’uomo conosciuto come il Tedesko è il calzolaio di Vetralla, antico paese della Tuscia Viterbese. È cresciuto con Carlo Sanetti, studioso di letteratura antica e musicista conosciuto come The MonomagicalBand e La Guerra delle Formiche. Suonano ruvidamente insieme da sempre, in una mistura grunge'n'roll/punk dall’italiano sghembo. Nel 2008 hanno realizzato un LP omonimo, Tedesko & The Monomagical Band, per l’etichetta copyleft SubTerra, ma amano più che altro l’estemporaneità impermanente delle performances e delle creazioni e la noncuranaza assoluta al compromesso con qualsivoglia sistema. Una vena punk-autoriale.

"Furore e tenerezza di classe dalla Tuscia! Quello di Tedesko & The Monomagical Band è il compimento di una promessa, l’avverarsi di un sogno delirante, la materializzazione vera del suono buio, tormentato e lancinante che prende il sopravvento sull’equilibrio razionale".

Discografia: Tedesko & The Monomagical Band

Info e contatti:
infosubterra@gmail.com
(+39) 333 1415788


Altre info su Oscena:


Per approfondire Oscena o per avere informazioni su come entrare a far parte della rete, basta scrivere a oscenatour (at) gmail (dot) com; chiunque può proporsi, basta avere un luogo “osceno” dove sia possibile allestire un live set intimo e raccolto, anche un appartamento, un casolare o simili, ma non si escludono nemmeno venues tradizionali.





31 marzo 2011

La notte delle copyleft label: Sans Papier + Tedesko

La notte delle copyleft label

IMAGO SOUND vs SUBTERRA

9 Aprile 22:00
Sinister Noise
Roma
Via dei Magazzini Generali 4b

...in collaborazione con FPML

Due band e due label italiane entrambe legate da una scelta, quella di distribuire la propria musica liberamente seguendo la politica del copyleft.


SANS PAPIER - www.sanspapierband.it

Non appartiene a scuole ben precise, non scimmiotta quasi nessuno e difficilmente è incasellabile. […] nove botte di adrenalina che dimostrano che quando l'attitudine c'è si può fare a meno delle istruzioni per l'uso.” - Rumore

Dopo l'EP SettevolteZeta (novembre 2007) ed una intensa attività live che li vede condividere il palco con nomi importanti del panorama indipendente italiano (The Zen Circus, Mariposa, Sud Sound System, Dente, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Pan Del Diavolo), nel 2011 pubblicano il primo LP, MANUALE D’USO PER GIOVANI INESPERTI, su etichetta Imago Sound, rilasciato con licenze Creative Commons ed in free download su Jamendo dal 1° aprile 2011.

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TEDESKO & THE MONOMAGICAL BAND - www.myspace.com/tedesko

L’uomo conosciuto come il Tedesko è il calzolaio di Vetralla, antico paese della Tuscia Viterbese. È cresciuto con Carlo Sanetti, studioso di letteratura antica e musicista conosciuto come The MonomagicalBand e La Guerra delle Formiche. Suonano ruvidamente insieme da sempre, in una mistura grunge'n'roll/punk dall’italiano sghembo. Nel 2008 hanno realizzato un LP omonimo, Tedesko & The MonomagicalBand, per l’etichetta copyleft Sub Terra, ma amano più che altro l’estemporaneità impermanente delle performances e delle creazioni e la noncuranaza assoluta al compromesso con qualsivoglia sistema. Una vena punk-autoriale.

"Furore e tenerezza di classe dalla Tuscia! Quello di Tedesko & The Monomagical Band è il compimento di una promessa, l’avverarsi di un sogno delirante, la materializzazione vera del suono buio, tormentato e lancinante che prende il sopravvento sull’equilibrio razionale".
www.saltinaria.it


Durante la serata sarà possibile scaricare sulla propria pen-drive i dischi delle band e l'intero catalogo SubTerra ed Imago Sound.


www.imagosound.com
www.subterralabel.com
www.fpml.it
www.sinisternoise.com