23 marzo 2021
17 giugno 2013
Monsieur Malaussène: On a lake (2012)
11 marzo 2013
Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 stelle (parte 2 e vaffanculo)
Verticalità vs Orizzontalità: il mito della democrazia diretta e della divinità di internet
Alla base della visione "rivoluzionaria" del Movimento 5 Stelle c'è il mito della democrazia digitale diretta e dell'intelligenza collettiva di internet. Il Movimento tradisce già in partenza la sua vocazione orizzontale, presentandosi come una struttura fortemente verticale e gerarchica, calata dall'alto da un'azienda che si occupa di e-commerce e marketing virale. La stessa natura commerciale delle forze a monte tradisce un reale spirito "rivoluzionario", presentandosi solo come un potere emergente contro i vecchi poteri, per quanto hipster voglia presentarsi. In sostanza, il Movimento non mette per nulla in discussione lo status quo, ma anzi è servito finora a proteggerlo, come ben argomentato da Wu Ming, canalizzando le energie e contribuendo ad impedire il formarsi nel nostro paese di movimenti fortemente "antiausterity". La sua concezione del web è assolutamente verticale: tutto dipende da un unico sito/blog e dalle piattaforme decise dall'azienda. Il mito dell'intelligenza collettiva di internet è falso, almeno posto in questi termini: nessuna piattaforma di massa sul web è un'entità realmente nata e gestita dal basso, ma rappresenta gruppi di potere economico con forti interessi nella gestione del flusso dei dati di milioni di utenti. Né Google, né Amazon, né Wikipedia, per quanto affascinanti, sono realtà neutre e al servizio disinteressato del "popolo". In questo, stiamo assistendo alla gerarchizzazione del web sul modello dei media tradizionali. Il web quindi almeno in teoria è orizzontale, ma il potere lo sta "centralizzando" sempre di più, concentrando i flussi verso pochissimi nodi. In questo, l'esperimento politico di Casaleggio non fa eccezione, ma è condannabile tanto più in quanto palesemente mistificatorio e indirizzato al potere diretto. Il copyleft può ovviamente servire a questo scopo, ed è con questo specchietto per le allodole che molti simpatizzanti dell'open source hanno vista una reale alternativa nel movimento di Casaleggio e del Comico urlatore. Vista con questi termini, la democrazia posta con i like di Facebook risulta essere non solo ingannatrice, ma addirittura dannosa, perché reca l'illusione di libertà proprio mentre accentra in modo impressionantemente autoritario. La nostra concezione sociale, anticapitalista ed orizzontale del web e del copyleft si dissocia nei termini più assoluti da quella espressa da questo movimento e dai suoi tecnofeticismi.
Il web e lo spirito critico: ovvero come demonizzare senza appello i media tradizionali e creare consenso con i banner sui social networks
Tra le armi che hanno portato alla ribalta questa realtà vi è una propaganda battente e mistificatrice che, attingendo a mezze verità, si è appoggiata su due cardini: la demonizzazione senza appello dei media tradizionali e la creazione di consenso e fidelizzazione assoluta e acritica al web. Questa strategia, unita ad una capacità grandiosa in termini di influencing marketing e manipolazione dell'informazione, ha portato gran parte dell'opinione pubblica a riversarsi su un unico canale di informazione, fatto credere come senza filtri, puro e veritiero. I banner virali terrorizzanti , circolanti sulle bacheche dei social networks, hanno fatto il resto. I temi sono stati semplificati al massimo, manipolati e selezionati in maniera fuorviante. Si è così potuto creare panico e rabbia con notizie false, come quelle della rivolta nei supermercati in Grecia, ripetuta più volte da Grillo nelle ultime tappe della sua campagna elettorale. Insomma, nessun appello alla garanzia di libertà di informazione, nessuna raccomandazione ad accedere ad una pluralità di fonti, nessun invito all’applicazione del senso critico: signore e signori, spegnete i cervelli ed attivate l’odio e il pensiero unico. Erano anni che non si assisteva ad una manipolazione delle menti e ad una strumentalizzazione della disperazione così spregiudicata.
Unico obiettivo: il potere
In tutto questo, ciò che risulta chiaramente è l’emergere di un nuovo potere in lotta contro i vecchi poteri. In mezzo, milioni di persone ignare, la cui buona volontà viene sfruttata ed usata come grimaldello per sfondare le barriere. Dal punto di vista umanistico, il grillismo non è altro quindi che l’ennesimo effetto del progressivo processo di decadenza culturale e degenerazione del tessuto sociale che l’Italia sta subendo da decenni. Il suo presentarsi come anti-ideologia, e il concetto che esistano ormai solo problemi ed idee “neutre” per risolverli, nasconde piuttosto una visione che è l’anticamera dell’autoritarismo. Nessuna idea è mai neutra. Ognuno di noi agisce nella realtà guidato da una visione di fondo che, se non è ideologia, rappresenta comunque una imprescindibile Weltanschauung, una filosofia, un modo di vedere le cose. L’unica differenza tra chi dichiara questa visione e chi no, è che il secondo la tace (per ignoranza, nel migliore dei casi, per fraudolenza, nel peggiore). Rigettiamo completamente quindi questo concetto, dichiarandolo aberrante.
Un'organizzazione settario-aziendale
Il dinamiso dell’organizzazione del movimento ne ha ampiamente decretato il successo e ha dato l’impressione, agli attivisti, di agire in una struttura dal basso realmente democratica. C’è sicuramente autonomia ai livelli inferiori della struttura, anche perché sono quelli che meno interessano al vertice. A livello più alto però, il movimento ha dato prova di severo autoritarismo e di un dirigismo tirannico davvero imbarazzante. D’altronde, il sentimento di libertà, così come l’illusione di compiere scelte in completa autonomia, sono ispirati da un meccanismo manageriale ben collaudato e finalizzato a creare fedeltà assoluta al brand, affinché il dipendente/adepto possa cedergli tutto il proprio entusiasmo e tutto il proprio tempo. Ovvero: il lavaggio del cervello con cui un’azienda o una setta crea soldati perfetti, innestando le proprie radici tumorali in ogni minima faglia della psiche per massimizzare i profitti. Casaleggio ha tutti l'interesse (economico e visionario/psicopatologico) a creare una religione che diffonda il dogma di un web acritico, monopolizzato, verticale e oscurantista.
Inutile dire che tutto questo è esattamente opposto a tutti i nostri principi (sì, è inutile parlare di quanto facciano schifo e quanto siano pericolosi gli altri poteri, perché li conosciamo già; ora stiamo parlando di un potere nuovo, non dissimile certo dai vecchi, ma i cui protagonisti cambiano). Detto questo, non possiamo che augurarci, come Wu Ming, che la rivolta possa nascere dall’interno del movimento stesso, e allo stesso tempo ci riserviamo di mandare un bello scoreggione a Casaleggiogrillo per tutta l’immondizia di cui sono artefici, augurandogli di andare (usando il loro linguaggio) a fare in culo il più presto possibile.
6 marzo 2013
Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 Stelle (Parte 1)
17 gennaio 2013
Per Aaron Swartz
5 ottobre 2012
Quando l'indie è peggio delle multinazionali: il muro contro muro tra copyleft e "tutti i diritti riservati"
15 luglio 2012
Eventi 2010 - 2006
2009
- SubTerra Night (Subterranea # 2): Zero Gravity Toilet + honeybird & the birdies (Sinister Noise, Roma)
- Copyleft Festival (Arezzo)
- SubTerra + RRI MarteLive Viterbo (Viterbo, Corchiano)
- Resist 2009: Zero Gravity Toilet + Kai Zen (Viterbo)
- MEI: La creatività ai tempi del copyleft: presentazione della compilation "Il Paese è Iperreale" (Faenza)
- Telegagarin Cabrio Live: Tedesko & the Monomagical Band, Zero Gravity Toilet, Lapingra, honeybird (Roma)
2008
- Copyleft o Copyright: il diritto d'autore nell'era digitale (Roma, La Sapienza)
2007
- Subterranea # 1: Tedesko & The Monomagical Band, Eklettika, En Plein Air (Cura di Vetralla, Viterbo)
2006
- London Calling Nuumak: reportage sulla finale del GBOB (Global Battle of the Bands) insieme ai Nuumak (Londra, Astoria)
12 giugno 2012
Immaginari Emiliani: Artisti a sostegno della popolazione emiliana
5 aprile 2012
SubTerra e i Copyleft Days al Teatro Valle occupato di Roma
27 gennaio 2012
Salvate il Santo Editore

25 gennaio 2012
Eventi
Immagini e suoni da ogni evento e collaborazione subterranea. Per le annualità meno recenti, clicca sulle date in fondo:
2018
- Aerlite live: presentazione del nuovo disco di Tedesko & the Monomagical Band (Piombinello, SubTerra Headquarter)
2016
- Allimprovviso: Andrea Belfi (Viterbo)
2015
- Allimprovviso: Putan Club (Vetralla, in collaborazione con MusicAlcentro)
2014
- Allimprovviso: Paolo Spaccamonti & Stefano Pilia; Hyaena Reading (Viterbo)
- In collaborazione con MVM: Sonic Jesus (Viterbo)
2013
- Allimprovviso: Satan is My Brother; Six Organ of Admittance; Monsieur Malaussene; Duchamp; Ninos du Brasil; Live Footage (Viterbo).
2012
- Copyleft Days: contributo per l'evento tenutosi al Teatro Valle Occupato di Roma.
- Immaginari Emiliani: concerto tenuto a sostegno della popolazione colpita dal sisma in Emilia con Tedesko & The Monomagical Band + La Guerra delle Formiche (Viterbo).
- Allimprovviso: Caso; Francesca Lago; Johnny Mox; Above the Tree; Rella the Woodcutter; Geoff Farina; Valerio Cosi + MyLIAC (Viterbo).
- Salvate il Santo Editore: serata a sostegno della casa editrice Davide Ghaleb, con La Guerra delle Formiche e Tedesko & The Monomagical Band (Vetralla).
2011
- Allimprovviso: Stop Blowing My Heart Up , con Silvia Leoni & La Guerra delle Formiche + Tedesko & The Monomagical Band; Hyaena Reading + Let's Get Lost + Tedesko (SubTerra Kepos Night); Live Footage; Alexis Gideon; Fabio Orsi (Viterbo).
- Il Colombiano di Banda del Racconto & Myliac @ Caffeina, Viterbo
- La notte delle copyleft label (Imago Sound + SubTerra): Tedesko & The Monomagical Band + Sans Papier (Sinister Noise, Roma)
- Oscena Tour: Hyaena Reading, Tedesko & The Monomagical Band, LaPingra (Calabria, Sicilia)
- Creative Copyleft Night # 1: Eva Milan, Hyaena Reading, Aldrin + reading di Scrittori Precari e presentazione de I Nemici della Rete di Arturo di Corinto (Beba do Samba, Roma)
2010 - 2007
1 gennaio 2012
Links
Tuscia HC (ita - i rappresentanti della nuova onda punk hardcore viterbese)
Creative Workshop (ita - associazione dedita all'arte in copyleft)
Life Style Community (ita - il network di artisti che cura anche la rivista dedicata alle realtà copyleft BeCreative)
RadioRimasto (ita - radio genovese militante dedita alle realtà musicali libere)
19 novembre 2011
Gli invisibili e le belle parole che suonano ancora
di Eva Milan * pubblicato su Musicachip“Cantautori, le belle parole oggi non suonano più”, scrive nostalgicamente Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, perché “la vecchia ricetta non funziona più e quelle nuove non mordono”.
Verissimo, se si limita lo sguardo alla vecchia concezione di cantautorato degli anni settanta senza contestualizzare il processo di emarginazione del libero pensiero in tutte le sue forme e l’impoverimento della produzione culturale da parte di un’industria musicale sempre più egemonica ed esclusivista, il cui ruolo influente nel motore del pensiero unico globalizzato ha agito forse in anticipo rispetto al resto.
Comincerei col dire che in Italia il cantautorato cosiddetto impegnato è sempre stato condannato all’élitarismo dagli interessi stessi della discografia e con il supporto dei baronetti della Siae per cui alcuni andavano comprati e arricchiti e altri meno, affinché il virus culturale di cui questi ultimi si facevano portatori non doveva contagiare le masse; non si poteva consentire a un De André, un De Gregori o a un Gaber di assumere una funzione aggregante di partecipazione ma che questi untori culturali andavano bene esclusivamente per quelle anime belle, snob e noiose degli intellettuali comunisti, e che il popolo meritava qualcosa di più allegro e romantico ma intellettualmente scadente, la cui vetrina catalizzatrice doveva concentrarsi sul quel grande supermercato-palco che è Sanremo. Vetrina che negli anni ha subito anche qualche tentativo di elevazione culturale del tutto insufficiente. Il primo di questi fu ad opera di Luigi Tenco. Secondo alcune tesi, Tenco potrebbe aver pagato un alto prezzo proprio per aver osato denunciare quel meccanismo inquinato e tentato di offrire in pasto agli spettatori televisivi quella qualità culturale proprio da quel prestigioso palco.
Da allora il meccanismo di esclusione è stato potenziato a tutti i livelli, concentrando il dominio culturale sempre più nelle mani di grandi poteri e emarginando tutto ciò che non si adeguasse a le loro regole.
C’è da dire che tutte le forme d’arte “impegnata” sono sempre state in certa misura elitarie, ma oggi queste sono passate dall’élitarismo alla condizione di invisibilità anche rispetto a quelle nicchie di pubblico che potrebbero goderne, perché l’immaginario creato dal mainstream è divenuto tanto potente da aver ridotto anche i canali di distribuzione alternativi a surrogati del mercato, incapaci di reinventarsi senza attingere al mainstream o al passato, e di produrre una visione “altra” forse rintracciabile soltanto nell’autoesclusione o in micro-realtà radicali.
Non a caso l’autore del suddetto articolo nel citare i nomi “nuovi” fa quasi esclusivamente riferimento a personaggi ben inseriti in un circuito promozionale che sebbene si definisca “indipendente” (indie) resta spesso intrappolato, tranne alcune eccezioni, in quella logica autoreferenziale tipica del mainstream esclusivista e accentratore, senza mai volgere lo sguardo altrove, verso quelle realtà “altre” che nonostante l’alto livello di produzione e intensa attività continuano a restare nell’ombra, facendo sempre più fatica a trovare spazi di espressione.
Il primo esempio che vorrei portare è quello di Gian Maria Testa, un cantautore piemontese di altissimo livello che possiamo ben inserire nella lista dei cervelli in fuga, poiché soltanto in Francia e in altri paesi europei è riuscito ad affermarsi e a conquistare la meritata attenzione, restando nel frattempo ignoto al pubblico italiano per oltre un decennio. Dal suo primo esordio nel ’93 al Festival di Recanati ci sono voluti ben 14 anni per arrivare al primo importante riconoscimento italiano, con la Targa Tenco 2007 come miglior album dell’anno; nel frattempo i suoi otto dischi e i suoi circa 2000 concerti avevano fatto il giro del mondo.
Nonostante queste difficoltà, l’esperienza di Gian Maria Testa resta comunque un’eccezione positiva rispetto all’invisibilità a cui sono condannati altri suoi colleghi altrettanto meritevoli. Uno di questi è senza dubbio Marco Rovelli, cantautore, poeta, scrittore e filosofo, noto a un determinato pubblico della cultura antagonista più per i suoi eccellenti saggi che per la sua attività di musicista. Forse il cantautore contemporaneo più impegnato presente (o dovremmo dire “assente”?) sulla scena italiana, dal suo esordio con i Les Anarchistes, vincitori del premio Ciampi nel 2002, alla sua attività solista iniziata con l’album “LibertAria”, è l’esempio vivente di come oggi le belle parole suonino ancora e siano vivissime e potenti, ma che forse proprio per questo non meritino abbastanza riconoscimento, se non quello di essere “Fuori dal mucchio”, premio conferitogli al MEI dell’anno scorso. Si sa, oggi le rivoluzioni vanno di moda, ma quelli che la rivoluzione sanno farla con la penna e la chitarra possono essere più pericolosi!
Da qui scendiamo direttamente negli inferi e ci imbattiamo nella penna di un altro personaggio il cui spessore poetico, come nel caso di Rovelli, è pari alla pena che culturalmente dobbiamo scontare. Sto parlando di Pieralberto Valli, fautore del progetto alquanto blasfemo denominato “Santo Barbaro”. Lo avete sentito nominare? Se sì, siete dei privilegiati. A tutti gli altri consiglierei di andarsi ad ascoltare entrambi i due album prodotti sino ad oggi, “Mare Morto” e “Lorna”. I peccati mortali commessi da Pieralberto Valli sono troppi. A partire dal nome del suo progetto, chiaro riferimento ai più diseredati, i migranti. Se poi guardiamo alla sostanza, la poetica usata per esprimere il disagio esistenziale e sociale è a livelli insostenibili per i comuni mortali, e la musica che l’accompagna un misto tra folk e avanguardia rock a osare il superamento di entrambi i generi con troppa disinvoltura, rischiando quindi la genialità. Pierlalberto può trovare consolazione nel fatto che alcuni di quei peccati originali li commise anche Fabrizio De André, primo fra tutti l’aver scassato troppo le balle con gli ultimi e gli emarginati.
Penso sia un errore credere che il cantautorato contemporaneo per essere valido, riconosciuto e visibile debba restare estraneo alla militanza mista alle contaminazioni fin qui assorbite che variano dal rock al folk anche nelle forme più estreme, poiché allora saremmo di fronte a una resa stagnante alla tradizione del cantautorato puro, a una nostalgica e inutile ripetizione di genere incapace di rappresentare il presente e senza offrire alcuno sbocco futuro al nuovo, sempre che ci sia la volontà di vederlo nascere.
In questo senso trovo che gli esempi di autori fin qui citati siano importanti e meritevoli di attenzione, così come i REIN con i loro canti ribelli e le loro battaglie per la musica libera, o come il giovane cantautore Carmelo Amenta nella sua ricerca di un cantautorato raffinato ma sperimentale, e come la sinergia della potenza sonora e la forza lirica dei più affermati Teatro Degli Orrori. Allo stesso modo mi pare tremendamente ingiusto in questo contesto tralasciare di citare Militant A, che con l’abilità schietta della sua scrittura per la produzione degli Assalti Frontali ha contribuito negli anni alla costruzione di una cultura dal basso e che continua ad avere un ruolo puntuale di denuncia e di rappresentanza di una parte consistente di giovani e delle loro rivendicazioni.
Per concludere, vorrei rispondere all’articolo di Andrea Scanzi con le parole di un altro invisibile ma irriducibile della vecchia generazione di cantautori, il caro amico Antonio Pio Persia, che sulla sua pelle ha vissuto negli anni quella forma di “esclusione” ad opera dei mercificatori culturali nostrani e globalizzati, canzone che già nel 1992 esprimeva il bisogno di liberare la parola dal dominio mercantile della sottocultura:
“ La parola s'è già invecchiata
sulla musica di libertà,
la sostanza resta immutata,
la parola s'è invecchiata,
chi lo vuole la cambierà. ”
*Eva Milan, cantautrice rock, mediattivista
12 agosto 2011
Aldrin - "Bene" STS #006 (19 Luglio 2011)

Gli Aldrin sono 4 creature senzienti il cui evidente destino, fin da principio, era quello di sfruttare il fenomeno della propagazione delle onde sonore nell’atmosfera al fine di suscitare una diversificata gamma di emozioni negli umani. Gli Aldrin nascono circa 14 miliardi di anni dopo il Big Bang, pressappoco 3 miliardi di anni dopo la comparsa della vita sulla Terra, a quasi 220 anni dalla presa della Bastiglia, precisamente nel marzo 2009. Gli Aldrin sono dediti ad un post-rock strumentale, eccezion fatta per rari inserti di suoni che sfruttano il linguaggio terrestre con lo scopo di trasmettere informazioni.
Gli Aldrin hanno appena registrato il loro terzo disco, completamente autoprodotto, così come i precedenti due. Tutta la loro musica è scaricabile senza alcuna richiesta di danaro dal World Wide Web, anche noto come l’ Internet.
Gli Aldrin amano assistere al processo di invecchiamento biologico dei loro corpi in ambienti prevalentemente bucolici, nei quali spesso si ritrovano a comporre musica.
Il settantacinque per cento degli Aldrin è stato in grado di terminare con successo il livello 9-5 in modalità B del videogame Tetris sull’originale Nintendo Gameboy.
Giovanissimi, avvolti da un immaginario sci-fiction (già dal nome, ripreso da quello dell'astronauta Buzz Aldrin) e dotati di capacità strumentistico/compositive notevolissime, hanno da poco rilasciato il loro terzo disco autoprodotto, Bene, disponibile (con orgoglio) anche sulle pagine di SubTerra. Ricordo quasi una decina d'anni fa, quando avevo energia e tempo da spendere prima di divenire uno statico lampione domestico curvo su uno schermo, che Roma era pervasa dal fermento post-rock ed ero costantemente impegnato nella bramosa ricerca di concerti e musicisti con cui mettere in piedi un gruppo sul genere. C'erano, per citarne solo due, i Moka agli esordi e i Blueprint (con cui suonai anche per un brevissimo periodo), che tentavano di declinare in maniera personale le ispirazioni provenienti da Mogwai, Tarentel e Godspeed You! Black Emperor. Gli Aldrin sembrano uscire direttamente da quell'humus, ma sono piuttosto figli del post-rock dei secondi duemila, legato a nomi come Explosion In The Sky e 65daysofstatic. Ciò che colpisce in loro, e che in parte li distingue dai loro immediati predecessori italici, è la precoce maturità e personalità raggiunta in Bene, tanto che se ormai il post-rock rischia di costringere al cliché da cui non è facile sfuggire, si potrebbe ben dire che gli Aldrin si fanno riconoscere subito, attingendo a risorse che li portano oltre i soliti canovacci. Potrebbe essere quindi quella strisciante venatura post-punk che richiama gli At The Drive-in (da non dimenticare che Marco, alla batteria, ha militato in gruppi hardcore come Ouzo ed Ingegno, e che gli altri si erano già incontrati negli U-Goes, formazione viterbese cresciuta sotto l'ala dei più anziani Winter Beach Disco), sarà l'uso dell'elettronica o la calibratura degli stacchi, o forse la complessità compositiva a tratti math-rock (in accordo con le ultime tendenze nel genere): fatto sta che le quattro suite di Bene scorrono piacevolmente, riuscendo ad emozionare l'animo tra diverse polarità in balia delle climax di creste e ventri sinusoidali. Ma è nell'attenzione ai suoni, oltre che nell'abilità compositiva, che va ricercato il quid di questo raffinato post-rock: un' estetica che si fa concetto e che si richiama all'armonia della Natura, finendo con l'infondere un messaggio positivo. Sono due i canonici inserti spoken: il primo è in Molto Bene e risulta essere tratto da una recente intervista di Stephen Hawking a proposito di religione e scienza a confronto (Science will win because it works); il secondo, in La Drogue, proviene da una sorta di "preghiera" scientifica, basata sulla fisica quantistica, per cui vi sarebbe una corrispondenza tra vibrazioni ed emozioni tale da poter influenzare positivamente l'intera umanità, se solo consapevolmente la maggior parte di noi riuscisse a canalizzarla verso, appunto, il bene. La summa del messaggio è che l'ignoranza genera paura, grazie alla quale il potere può controllare le nostre vite. Gli Aldrin in risposta riescono a controllare abilmente le frequenze in modo da generare belle emozioni-vibrazioni nell'animo di chi ascolta e, per di più, condividono tutto questo liberamente e spontaneamente. Lascio il resto alla scoperta e all'ascolto: ripagateli ascoltandoli e condividendo a vostra volta il loro dono con chi vi è vicino, applicando una pratica e una cura che possono sicuramente renderci più liberi e più felici. Embrace the earth feel it breathing, embrace the men watch them sinking.
12 luglio 2011
Il Colombiano di Banda del Racconto & Myliac
IL COLOMBIANO
Tell me again about the night I was dead
Di adozioni & altre biologie
Banda del Racconto e Myliac
concerto — reading
VENERDÌ 15 LUGLIO
Viterbo, piazza Cappella, ore 22.30
regia di
ALFONSO PROTA
scritto da
ANTONELLO RICCI
musiche di
MYLIAC
scenografia di
ALFONSO E VINCENZO PROTA
coreografie di
PIETRO BENEDETTI
illustrazioni di
LORENZO RICCI
con
MICHELA BENEDETTI
PIETRO BENEDETTI
DOMENICO COLETTA
OLINDO CICCHETTI
STEFANO FRATEIACCI
SARA GRIMALDI
EDOARDO MANTELLI
VINCENZO PROTA
MATTEO RONCHETTI
CARLO SANETTI
Il Colombiano. Di adozioni & altre biologie, fantasia letteraria di Antonello Ricci, note di regia di Alfonso Prota, illustrazioni di Antonello Ricci, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2011, pp. 60 - www.ghaleb.it
IL COLOMBIANO - tell me again about the night I was dead (teaser) from seblat bolletti on Vimeo.
4 maggio 2011
Silvia Leoni & Tedesko & The Monomagical Band live @ Faenas di Roma

British tea, cupcakes & live di Lapingra

6 aprile 2011
Tedesko & The Monomagical Band: in tour con Oscena

31 marzo 2011
La notte delle copyleft label: Sans Papier + Tedesko
La notte delle copyleft labelIMAGO SOUND vs SUBTERRA
9 Aprile 22:00
Sinister Noise
Roma
Via dei Magazzini Generali 4b
...in collaborazione con FPML
Due band e due label italiane entrambe legate da una scelta, quella di distribuire la propria musica liberamente seguendo la politica del copyleft.
SANS PAPIER - www.sanspapierband.it
“Non appartiene a scuole ben precise, non scimmiotta quasi nessuno e difficilmente è incasellabile. […] nove botte di adrenalina che dimostrano che quando l'attitudine c'è si può fare a meno delle istruzioni per l'uso.” - Rumore
Dopo l'EP SettevolteZeta (novembre 2007) ed una intensa attività live che li vede condividere il palco con nomi importanti del panorama indipendente italiano (The Zen Circus, Mariposa, Sud Sound System, Dente, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Pan Del Diavolo), nel 2011 pubblicano il primo LP, MANUALE D’USO PER GIOVANI INESPERTI, su etichetta Imago Sound, rilasciato con licenze Creative Commons ed in free download su Jamendo dal 1° aprile 2011.
_____
TEDESKO & THE MONOMAGICAL BAND - www.myspace.com/tedesko
L’uomo conosciuto come il Tedesko è il calzolaio di Vetralla, antico paese della Tuscia Viterbese. È cresciuto con Carlo Sanetti, studioso di letteratura antica e musicista conosciuto come The MonomagicalBand e La Guerra delle Formiche. Suonano ruvidamente insieme da sempre, in una mistura grunge'n'roll/punk dall’italiano sghembo. Nel 2008 hanno realizzato un LP omonimo, Tedesko & The MonomagicalBand, per l’etichetta copyleft Sub Terra, ma amano più che altro l’estemporaneità impermanente delle performances e delle creazioni e la noncuranaza assoluta al compromesso con qualsivoglia sistema. Una vena punk-autoriale.
"Furore e tenerezza di classe dalla Tuscia! Quello di Tedesko & The Monomagical Band è il compimento di una promessa, l’avverarsi di un sogno delirante, la materializzazione vera del suono buio, tormentato e lancinante che prende il sopravvento sull’equilibrio razionale".
www.saltinaria.it
Durante la serata sarà possibile scaricare sulla propria pen-drive i dischi delle band e l'intero catalogo SubTerra ed Imago Sound.
www.imagosound.com
www.subterralabel.com
www.fpml.it
www.sinisternoise.com
