Ci capitò di scoprire per caso, non molto tempo fa, un disco italiano dallo strano titolo in tedesco: “Eine traurige Welt für Scheiße Leute” (che dovrebbe tradursi “Un mondo triste per gente di merda”), su di una copertina in cui campeggiavano come un cosmo disordinato tanti piccoli soldatini

Dal divertente cinismo ultrapop di “colite spastica”, che si riaggancia nel suo sviluppo al titolo del disco non risparmiando nessuno, nemmeno se stessi, attraverso le parole prese in prestito da Vladimir Holan (poeta del novecento ceco famoso per il suo linguaggio oscuro e le sue visioni pessimiste) in “tutto questo” ed anche più tardi in “l’abisso dell’abisso (III)”, e poi ancora i tristi idilli di “la mia love story” ed “una sera”, “Eine traurige Welt für Scheiße Leute” continua con episodi da psichedelia allucinante, inabissandosi nei tenebrosi riverberi di tanta musica indipendente dei primi 80 e proseguendo a sempre maggiori profondità il proprio scavo dotato di fine citazionismo.
Il primo ascolto lascia un po’ una sensazione di qualcosa di non rifinito, talvolta di stonato, che poi si scopre essere perfettamente funzionale al disegno complessivo.
Quella di Humpty Dumpty è essenzialmente un’opera cantautoriale del messinese Alessandro Calzavara, ma fondamentali sono i contributi nei testi del torinese Renato Q. Pare che i due non si siano mai incontrati di persona, cosa che rende ancora più affascinanti questi lavori figli della nostra meravigliosa-merdosa postmodernità, epoca della istantanea comunicazione globale in un oceano di incomunicabilità.
Ma è il successivo lavoro Q.b., uscito nella primavera 2008, creato a quattro mani dai due, a confermarsi come uno splendido gioiello sotterraneo del pop italiano. Renato Q. ha scritto quasi tutti i testi, Alessandro il resto e poi le musiche con la collaborazione di Rex (ex cantante dei Sonica), Silver Julio, Giuse Rossetti e Chantalle. Tutto perlopiù avvenuto, presumibilmente, in file-sharing.
Q.b. si muove sempre sulle direttive di una produzione “casalinga” che però contribuisce a definirne l’identità. Non si tratta di essere o meno amanti del lo-fi: ci sono grandi dischi prodotti in grandi studi, come c

Viene in mente un paragone con l’Ulisse del Pascoli dei Poemi Conviviali: un Ulisse che ormai vecchio, dopo aver sperimentato e conosciuto tutto, dopo aver incarnato gli alti e nobili valori che spingono l’Uomo a cercare oltre, a superare i propri limiti, si rimette in viaggio alla ricerca di sé, del significato della sua esistenza, ridotto ormai però ad una larva in un percorso a ritroso di un’Odissea che non ha più nulla di mitico (le Sirene restano addirittura mute), fino a naufragare senza risposte sulle spiagge di quella Calypso che gli aveva promesso l’immortalità e che ora, trovandolo morto sulla riva, innalza il suo canto nichilista di dolore e di rinuncia: ” Non esser mai! non esser mai! più nulla, ma meno morte, che non esser più!”
L’unica speranza è forse l’accettazione, quel sorriso ironico e malinconico che può magari riabilitarci e che sovviene quando riconosciamo, per riprendere le parole di “colite spastica” del disco precedente, che è davvero “un mondo triste per gente di merda, come noi, come me, e te, e lei, e lui”.
Molto si potrebbe ancora dire: la sottile trama di rimandi intertestuali fin dalla copertina, la ricchezza quasi antologica dei suoni che prendono a piene mani dall’elettronica dei Kraftwerk, le schegge post-punk dei Cure più melodici e degli Smiths, la tradizione italiana rivissuta attraverso cantautori come Garbo, Faust’O, il primo Battiato fino a ricordare soprattutto i Baustelle del “sussidiario”.
Tutto contribuisce a fare di questo lavoro un contributo preziosissimo, che avrebbe meritato quest’anno la copertina di Blow Up almeno quanto i già citati Baustelle.
Ma Humpty Dumpty, dichiarandosi “solenne spregiatore del compromesso assurto a modus operandi”, ha scelto di autoprodursi ed autodistribuirsi totalmente rendendo disponibili gratuitamente on-line le proprie opere. Il perché potete leggerlo qui, sulla sua pagina myspace: una delle più spietate e lucide analisi che ci sia capitato di leggere di che cosa significhi produrre musica indipendente nell’era del web 2.0 e che noi, sostanzialmente, sottoscriviamo (altrimenti non esisterebbe questo spazio che continuiamo con molta lentezza a riempire di parole e talvolta qualcosa di più).
Il consiglio quindi è di scaricare la sua opera e magari anche di acquistare il cd fisico di Q.b., prodotto in tiratura limitata.
E non lo diciamo per alcun tipo di piaggeria (cosa mai potremmo guadagnarne?): come specificato nell’introduzione parliamo del mondo come ci piacerebbe che fosse, e l’aver scelto di non avere nulla da cui dipendere o qualcuno a cui cercare di piacere per forza con tutte le nostre energie, perdendo il sonno di notte, renderà forse il nostro impatto su questo mondo vicino allo zero assoluto, ma noi immensamente più leggeri e soddisfatti nel doverci vivere in mezzo anche solo grazie a quella particella infinitesimale che ci separa dal nulla. Chi scrive possiede già orgogliosamente una copia di Q.b. in CD (che tra l’altro contiene una deliziosa sorpresa nascosta, oltre ad un artwork sobrio ma molto bello), reputandola un magnifico, CONCRETO prodotto di quest’epoca di deframentazione virtuale dell’io vissuta, in questo caso, in maniera splendidamente critica e consapevole.
Links da seguire:
http://humptyblog.wordpress.com/
http://www.myspace.com/dumptyhumpty