Riflessioni su musica, d.i.y. e cultura copyleft aggiornate con estrema lentezza (un post all'anno se va bene) - our webzine is italian only, sorry :(

17 giugno 2013

Monsieur Malaussène: On a lake (2012)

Questa breve recensione è insieme un augurio per me di riprendere quanto prima e con una certa regolarità a scrivere di musica su questo webzine. La recensione in questione si riferisce a On a lake, ep dei romani Monsieur Malaussène, autoprodotto e uscito alla fine dello scorso anno. La band, che prende il nome dal protagonista di un ciclo di romanzi di Daniel Pennac, è composta da Daniele Bifulco (voce, chitarra acustica, armonica) e 
Matteo Mirk (basso, chitarra elettrica, ukulele, diamonica, glockenspiel, seconda voce) ed è dedita a un cantautorato folk in inglese molto intimo e delicato, a cui assocerei come ispirazione i nomi di Nick Drake, Neil Young e Leonard Cohen. On a lake, la cui copertina si presenta come un quadretto paesaggistico prettamente italico, è un ep dallo storytelling raffinato e dai suoni acustici e delicati. L'impianto del songwriting, così come gli arrangiamenti (in cui figurano anche piano, archi e batteria), si inseriscono nel solco del folk country e blues più tradizionale, ma l'ascolto, specie se ci predispone al mood più raccolto e attento alle parole possibile, scorre piacevolissimo: sette brani di storie dolci-amare, assolutamente fedeli allo spirito dei romanzi de loro eroe eponimo, raccontate da una prospettiva intima e privata, anche quando il punto di vista è quello di qualcuno molto importante (vedi l'umanissimo appello di Jesus: a frightened heart ai propri genitori). La cosa più bella di questa piccola raccolta è la serenità comunicativa che resta nelle orecchie dell'ascoltatore: nonostante la malinconia, dipinta come un edificio costruito di quotidiane pietre amare, tutte le canzoni sono un inno alla vita e al voler esserci nonostante tutto (soprattutto Life, la canzone che preferisco). Tra tanti accordi e melodie in minore, ciò che prevale alla fine è un generale tono in maggiore che non può non far apprezzare questo piccolo disco. Rinnovando quindi anche per me l'augurio di ritrovare il piacere di scrivere in mezzo a tanti giorni faticosi, annuncio che SubTerra e Allimprovviso, a cui da più di due anni do il mio contributo, stanno preparando un live per pochi intimi dei nostri Malaussène: una piccola isola di serenità da passare insieme, si spera, oltre la grigia serialità quotidiana.

Monsieur Malaussène Bandcamp (dove ascoltare gratuitamente e acquistare il disco) 

11 marzo 2013

Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 stelle (parte 2 e vaffanculo)

Inutile stare qui a ricapitolare ciò che tutti sanno. In conclusione di questo post includiamo alcuni link sufficientemente acuti per riassumere una serie di spunti di riflessione partigiani (e fieri di esserlo, come noi del resto) su questo partito (perché di questo si tratta, a dispetto della sua "ideologia"). Il nostro contributo vuole esprimere il nostro punto di vista "umanistico" e criticare alcuni miti che hanno reso popolare questo "movimento" anche negli ambienti copyleft e più radicalmente di sinistra.

Verticalità vs Orizzontalità: il mito della democrazia diretta e della divinità di internet

Alla base della visione "rivoluzionaria" del Movimento 5 Stelle c'è il mito della democrazia digitale diretta e dell'intelligenza collettiva di internet. Il Movimento tradisce già in partenza la sua vocazione orizzontale, presentandosi come una struttura fortemente verticale e gerarchica, calata dall'alto da un'azienda che si occupa di e-commerce e marketing virale. La stessa natura commerciale delle forze a monte tradisce un reale spirito "rivoluzionario", presentandosi solo come un potere emergente contro i vecchi poteri, per quanto hipster voglia presentarsi. In sostanza, il Movimento non mette per nulla in discussione lo status quo, ma anzi è servito finora a proteggerlo, come ben argomentato da Wu Ming, canalizzando le energie e contribuendo ad impedire il formarsi nel nostro paese di movimenti fortemente "antiausterity". La sua concezione del web è assolutamente verticale: tutto dipende da un unico sito/blog e dalle piattaforme decise dall'azienda. Il mito dell'intelligenza collettiva di internet è falso, almeno posto in questi termini: nessuna piattaforma di massa sul web è un'entità realmente nata e gestita dal basso, ma rappresenta gruppi di potere economico con forti interessi nella gestione del flusso dei dati di milioni di utenti. Né Google, né Amazon, né Wikipedia, per quanto affascinanti, sono realtà neutre e al servizio disinteressato del "popolo". In questo, stiamo assistendo alla gerarchizzazione del web sul modello dei media tradizionali. Il web quindi almeno in teoria è orizzontale, ma il potere lo sta "centralizzando" sempre di più, concentrando i flussi verso pochissimi nodi. In questo, l'esperimento politico di Casaleggio non fa eccezione, ma è condannabile tanto più in quanto palesemente mistificatorio e indirizzato al potere diretto. Il copyleft può ovviamente servire a questo scopo, ed è con questo specchietto per le allodole che molti simpatizzanti dell'open source hanno vista una reale alternativa nel movimento di Casaleggio e del Comico urlatore. Vista con questi termini, la democrazia posta con i like di Facebook risulta essere non solo ingannatrice, ma addirittura dannosa, perché reca l'illusione di libertà proprio mentre accentra in modo impressionantemente autoritario. La nostra concezione sociale, anticapitalista ed orizzontale del web e del copyleft si dissocia nei termini più assoluti da quella espressa da questo movimento e dai suoi tecnofeticismi.

Il web e lo spirito critico: ovvero come demonizzare senza appello i media tradizionali e creare consenso con i banner sui social networks

Tra le armi che hanno portato alla ribalta questa realtà vi è una propaganda battente e mistificatrice che, attingendo a mezze verità, si è appoggiata su due cardini: la demonizzazione senza appello dei media tradizionali e la creazione di consenso e fidelizzazione assoluta e acritica al web. Questa strategia, unita ad una capacità grandiosa in termini di influencing marketing e manipolazione dell'informazione, ha portato gran parte dell'opinione pubblica a riversarsi su un unico canale di informazione, fatto credere come senza filtri, puro e veritiero. I banner virali terrorizzanti , circolanti sulle bacheche dei social networks, hanno fatto il resto. I temi sono stati semplificati al massimo, manipolati e selezionati in maniera fuorviante. Si è così potuto creare panico  e rabbia con notizie false, come quelle della rivolta nei supermercati in Grecia, ripetuta più volte da Grillo nelle ultime tappe della sua campagna elettorale. Insomma, nessun appello alla garanzia di libertà di informazione,  nessuna raccomandazione ad accedere ad una pluralità di fonti, nessun invito all’applicazione del senso critico: signore e signori, spegnete i cervelli ed attivate l’odio e il pensiero unico. Erano anni che non si assisteva ad una manipolazione delle menti e ad una strumentalizzazione della disperazione così spregiudicata.

Unico obiettivo: il potere

In tutto questo, ciò che risulta chiaramente è l’emergere di un nuovo potere in lotta contro i vecchi poteri. In mezzo, milioni di persone ignare, la cui buona volontà viene sfruttata ed usata come grimaldello per sfondare le barriere. Dal punto di vista umanistico, il grillismo non è altro quindi che l’ennesimo effetto del progressivo processo di decadenza culturale e degenerazione del tessuto sociale che l’Italia sta subendo da decenni. Il suo presentarsi come anti-ideologia, e il concetto che esistano ormai solo problemi ed idee “neutre” per risolverli, nasconde piuttosto una visione che è l’anticamera dell’autoritarismo. Nessuna idea è mai neutra. Ognuno di noi agisce nella realtà guidato da una visione di fondo che, se non è ideologia, rappresenta comunque una imprescindibile Weltanschauung, una filosofia, un modo di vedere le cose. L’unica differenza tra chi dichiara questa visione e chi no, è che il secondo la tace (per ignoranza, nel migliore dei casi, per fraudolenza, nel peggiore). Rigettiamo completamente quindi questo concetto, dichiarandolo aberrante.

Un'organizzazione settario-aziendale

Il dinamiso dell’organizzazione del movimento ne ha ampiamente decretato il successo e ha dato l’impressione, agli attivisti, di agire in una struttura dal basso realmente democratica. C’è sicuramente autonomia ai livelli inferiori della struttura, anche perché sono quelli che meno interessano al vertice. A livello più alto però, il movimento ha dato prova di severo  autoritarismo e di un dirigismo tirannico davvero imbarazzante. D’altronde, il sentimento di libertà, così come l’illusione di compiere scelte in completa autonomia, sono ispirati da un meccanismo manageriale ben collaudato e finalizzato a creare fedeltà assoluta al brand, affinché il dipendente/adepto possa cedergli tutto il proprio entusiasmo e tutto il proprio tempo. Ovvero: il lavaggio del cervello con cui un’azienda o una setta crea soldati perfetti, innestando le proprie radici tumorali in ogni minima faglia della psiche per massimizzare i profitti. Casaleggio ha tutti l'interesse (economico e visionario/psicopatologico) a creare una religione che diffonda il dogma di un web acritico, monopolizzato, verticale e oscurantista.

Inutile dire che tutto questo è esattamente opposto a tutti i nostri principi (sì, è inutile parlare di quanto facciano schifo e quanto siano pericolosi gli altri poteri, perché li conosciamo già; ora stiamo parlando di un potere nuovo, non dissimile certo dai vecchi, ma i cui protagonisti cambiano). Detto questo, non possiamo che augurarci, come Wu Ming, che la rivolta possa nascere dall’interno del movimento stesso, e allo stesso tempo ci riserviamo di mandare un bello scoreggione a Casaleggiogrillo per tutta l’immondizia di cui sono artefici, augurandogli di andare (usando il loro linguaggio) a fare in culo il più presto possibile.

Ecco alcuni link consigliati per approfondire (e se avete tempo non prendeteli come verità, ma confrontateli con altre fonti, fatevi un' idea che sia davvero vostra, cazzo)

Liberiamo il MoVimento 5 Stelle (iniziativa per invitare i parlamentari alla rivolta contro il vertice) 

(L'immagine di copertina di One Dimensional Man è presa a nostra guida spirituale del momento)



6 marzo 2013

Saggio sulla lucidità: MoVimento 5 Stelle (Parte 1)


Una storia breve.

Immaginate di trovarvi in visita in una grande città, ricca di boulevard ma anche di suggestivi vicoli, scorci e viuzze nascoste. Avete fame, volete mangiare qualcosa di tipico e genuino, ma vi trovate in un’enorme piazza piena zeppa di McDonald's. Ovviamente vi allontanate disgustati al solo pensiero di entrarvi, anzi siete pure abbastanza indignati per questa invadenza, vi viene da pensare ai danni della globalizzazione, alla malignità e al monopolio delle multinaziionali etc. etc. . Vi infilate così in un vicolo, alla ricerca, magari, di qualche taverna o di qualche brasserie tipica. Improvvisamente davanti a voi compare un cartello luminoso: "Disgustato da McDonald’s? Indignato per la globalizzazione del cibo spazzatura? Vieni a provare da noi la cucina tipica e a km zero!". Seguite le indicazioni: vi accorgete che il percorso è disseminato di frecce luminose e deviazioni che in parte occultano l'ingresso di altri vicoli. Cominciate a trovare crocicchi di persone negli angoli: tutti parlottano della bontà di questo posto e di una concezione innovativa che coniuga tradizione e modernità, sogghignano contro i McDonald’s, fanno passi prima incerti, poi più decisi nella direzione delle frecce. D'improvviso vi colpisce lo scorcio di una stradina, ma la trovate transennata; guardando meglio vi accorgete che non è una vera transenna, di quelle che si mettono nei cantieri o che vengono poste dai vigili o dalle forze di polizia locali per vietare l'accesso ad una zona interdetta, ma un fake che gli somiglia molto. Potreste facilmente superare l'ostacolo, certo, tuttavia la fame, gli assembramenti e il flusso di persone e l'irresistibile fluorescenza delle insegne vi portano su un affollatissimo boulevard, che taglia dritto la città e conduce ad una casupola, più bassa rispetto agli alti edifici vicini, ma sovrastata da una gigantesca insegna caleidoscopica. Il contrasto di questa insegna rispetto alle dimensioni della casupola vi colpisce. Leggete, a caratteri cubitali: "PER CHI È SCHIFATO E INDIGNATO CONTRO IL CIBO SPAZZATURA DELLA CASTA DELLE MULTINAZIONALI: CIBO BUONO, LOCALE E A KM ZEROOOOOOO!!!!!!!!". Tutte queste insegne vi insospettiscono, ma ascoltate i commenti entusiasti delle persone: c'è chi chiama con il cellulare gli amici o la famiglia, chi trascina gli altri fuori dai portone dei palazzi, chi non fa altro che lodare il cibo che ha già assaggiato una volta, chi sbraita contro il monopolio delle multinazionali e dichiara che, dopo anni di inutile sbattimento, finalmente c'è un posto decente dove andare a mangiare,  la cui politica alimentare è per di più etica e giusta. Il flusso di persone è ora gigantesco: tutti sembrano dirigersi verso questo posto che annuncia, promette e grida ad ogni angolo, ad ogni incrocio, in ogni centimetro disponibile di muro, ossessivamente, sempre lo stesso messaggio. Entrate. Pensate che nonostante la grandiosa pubblicità, il posto non deve essere male: è piccolo, a misura d'uomo, rustico. Peccato sia incredibilmente sovraffollato. Vi accorgete che, a dispetto di quello che vi aspettavate, vi è un bancone pieno di pietanze a cui servirsi da soli, come nelle tavole calde, e temete che la ressa renda un approccio impossibile, ma vi accorgete subito che c'è un innovativo e tecnologico  sistema di prenotazione del proprio turno che razionalizza il flusso, evita code selvagge e attese e anzi di più, permette che ognuno si serva velocissimamente da sé e possa servire anche gli altri. Come si dice, tutti per uno e uno per tutti, ognuno per l’altro vale uno. Al vostro turno, decidete di assemblarvi un panino con un hamburger, che cuocete da soli in un istante in una piastra futurista, e aggiungete lattuga e pomodori già affettati. Vi è stato assegnato un tavolo: qualcuno vi ha già disposto sopra le bevande che avevate richiesto al sistema informatico, mentre voi poggiate nel tavolo libero vicino al vostro, ancora in attesa dei propri clienti, un piatto di insalata di riso che vi è stato segnalato di prelevare, mentre sfilavate lungo il bancone, dal medesimo sistema. Pensate che sia una cosa pazzesca, ma efficentissima, un metodo di relazioni e coordinazioni incrociate perfetto, basato sull'aiuto reciproco, che permette a voi e a tutti gli altri di essere serviti in tempi rapidissimi, di non avere troppe cose per le mani e di non trovare mai scarsità nella scelta delle pietanze. L'aspetto rustico combinato a questo futurismo vi lasciano piacevolmente allibiti. Di certo i gestori di questo posto hanno potuto ottenere qualità investendo in efficienza tecnologica e nella responsabilizzazione dei clienti, tagliando così i costi della filiera di sevizio, in primis quella di cuochi e camerieri. Davanti a voi c'è quindi un pranzetto succulento. Date il primo morso, lentamente, concedendovi tutto il tempo necessario per gustare. Fate respiri profondi, assaporate, indagate con le papille. E non capite. Non capite perché, dietro all'apparenza, c'è sempre lo stesso retrogusto, sempre quella specie di plastica e fritto/rifritto che vi aspettate da qualsiasi locale in una grande città, meno che da un posto tipico e genuino. Ma soprattutto non capite perché tutti continuino a dichiarare, ripetere a voce alta, sbraitare, urlare che il McDonald’s fa schifo e che qui è tutta un'altra cosa. C'è un piccolo particolare di cui vi accorgete: sono in pochi quelli seduti ad un tavolo soli, come voi. La maggior parte è in gruppo e sembra più attenta ad urlare, divorare e sbranare davanti ad altre facce compiacenti piuttosto che e a gustare. La maggior parte sembra gente frettolosa, ciarliera e distratta. Lasciate a metà il vostro pranzo e vi dirigete in fretta verso l'uscita. Qualcuno vi si para davanti, sorride e vi regala una maglietta, su cui campeggia un logo e un messaggio dello stesso tono degli altri: "POSTO BUONO!!! Cibo a km zero, genuino, per chi ha schifo del McDonlad’s ed è indignato per il monopolio della casta della globalizzazioneee!!!". Ora siete davvero perplessi. Vi disperdete nei vicoli, evitate la folla. Avete solo bisogno di solitudine, tempo e riflessione. Seduti su delle scale in pietra di un vicolo deserto e caratteristico, rigirate la maglietta nelle vostre mani, pensosi. Ad un certo punto, passandovela tra le mani, vi accorgete di qualcosa, un piccolo spessore, un rilievo quasi impercettibile ai bordi del logo. Indagate con i polpastrelli, fate leva con le unghie, notate che è una specie di adesivo, o di toppa, di quelle che andavano negli anni 80 e si attaccavano ai vestiti con il ferro da stiro, ma più sottile. La strappate via. Improvvisamente compare sotto un altro, ben noto logo: Burger King. Sorridete, increduli, perfino un po' divertiti sulla grossolanità di un tale mascheramento. Adesso avete solo voglia di perdervi in questi vicoli deserti e non sentire la voce di nessuno.